Giovani coi sintomi Covid bussano al pronto soccorso: «Se avete la febbre chiamate il medico, non venite in ospedale»

Martedì 10 Agosto 2021 di Sabrina Marinelli
Giovani coi sintomi Covid bussano al pronto soccorso: «Se avete la febbre chiamate il medico, non venite in ospedale»

SENIGALLIA - Giovani con febbre si presentano al Pronto soccorso e poi si scoprono positivi. Sono già capitati diversi casi, tutti non vaccinati, e rimandati a casa per le cure.

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«E’ bene ricordare che le regole non sono cambiate – interviene il dottore Alessandro Marini, direttore del Distretto sanitario – e che in presenza di sintomi riconducibili al Covid, come appunto la febbre, non bisogna andare al Pronto soccorso ma rimanere a casa e chiamare il medico di base. Provvederà lui poi a disporre il tampone e a chiedere l’intervento dell’Usca se necessario».

 

Sono numeri ancora molto gestibili, non emergenziali, ma è bene che i percorsi vengano attivati correttamente. 

Le regole

«Su questo aspetto mi sembrava che fossimo stati chiari – aggiunge Marini – probabilmente a qualche giovane sarà sfuggito e di propria iniziativa, anziché chiamare il proprio medico, si sarà recato in ospedale. Il contrario di ciò che va fatto». Nessuno è stato ricoverato. Per fortuna si tratta di forme non gravi. Nel territorio del Distretto sanitario, che comprende Senigallia e l’hinterland, sono 67 i positivi e di questi 38 a Senigallia. «Come numeri siamo ai livelli di maggio scorso – prosegue il medico – quando si registravano 67 positivi con 206 domiciliati mentre adesso sono 67 i positivi e 129 i domiciliati». Il Comune di Senigallia, se preso singolarmente rispetto a maggio, quando aveva 32 positivi, ne conta ora 38. Del totale dei 67 solo 10 sono in età scolare e gli altri sono maggiorenni. I giovani che si recano al Pronto soccorso con la febbre vanno a ingolfare un reparto che già di lavoro ne ha molto essendo nel clou dell’estate. Ieri con una media di 34 persone presenti in contemporanea 17 avevano codici bianchi o verdi. Nessuna emergenza. L’utilizzo non corretto del reparto, dove ci si deve recare appunto per un’urgenza, finisce per provocare lunghe attese che spesso si traducono in lamentele come accaduto a un cittadino che, caduto davanti alla Rotonda, riportando un trauma cranico, ha dovuto attendere parecchie ore e ha scritto al primario per fare le sue rimostranze. 
«Sono stato portato in ambulanza al Pronto soccorso alle 16.30 circa – scrive nella lettera -, dopo aver avuto un trauma cranico con sanguinamento, in prossimità della Rotonda. Dopo essere stato medicato in ambulanza sono stato lasciato al triage». C’è chi, come il cittadino racconta nella lettera al primario, ha aspettato anche più di 13 ore. «Attendo fino a mezzanotte – prosegue nel racconto - e con me un altro ragazzo arrivato alle 10 della mattina, accusando cefalea, e visitato all’1 di notte e la moglie di un mio amico arrivata con me intorno le 16.30, per sospetta appendicite, e visitata all’1 circa di notte. Inoltre con noi c’era un’anziana signora, sola su una sedia a rotelle, arrivata per sospetto blocco intestinale alle 10 della mattina e visitata alle 1.30 circa della notte. Un altro signore anziano caduto di bici con gamba sanguinante e tumefatta, spalla gonfia e sanguinante, dopo dieci ore di attesa se n’è andato». Scene che, con il sovraccarico di lavoro, si presentano spesso.

 

Ultimo aggiornamento: 11 Agosto, 11:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA