A Torrette triplicati i pazienti in terapia intensiva, l'ospedale è al limite: «Stop ai pazienti Covid, ora tocca a Civitanova»

Mercoledì 21 Ottobre 2020 di Stefano Rispoli

ANCONA - In tre giorni sono quasi triplicati i pazienti in terapia intensiva (da 3 a 8) e sono aumentati di 10 unità quelli assistiti nell’ospedale regionale (da 36 a 46). Ormai sono off limits i posti letto per i malati di coronavirus, tant’è che ieri mattina 3 erano “parcheggiati” nella sala dedicata del Pronto soccorso:

 

si sta cercando di liberare spazio nel padiglione delle Malattie Infettive, dove le postazioni sono esaurite (35 su 40 sono occupate dai Covid-positivi) e ora l’obiettivo è allestire una decina di posti di terapia intensiva nel giro di una settimana, ma quando si arriverà a quota 18 Torrette si fermerà.


La prima pandemia
Perché non si può certo bissare la tremenda esperienza della prima pandemia, quando l’ospedale regionale toccò il record di 227 ricoverati Covid di cui 47 in terapia intensiva, dislocati in 8 unità speciali: l’attività ordinaria ne sta pagando ancora oggi le spese, con ricadute pesanti sui malati cronici e sulle visite programmate. «Dobbiamo salvaguardare le specialità dell’ospedale e la salute di tutti, per questo, su indicazione della Regione, abbiamo individuato un cut-off oltre il quale non possiamo spingerci perché significherebbe andare in difficoltà e sottrarre risorse destinati a pazienti diversi da quelli contagiati dal Coronavirus» spiega il dottor Arturo Pasqualucci, direttore sanitario dell’Azienda Ospedali Riuniti, subentrato ad agosto ad Alfredo Cordoni. Benché non abbia vissuto in prima persona l’emergenza totale a cui si era esposto il nosocomio regionale durante la prima ondata dell’epidemia, Pasqualucci sa bene che, stavolta, sarà fondamentale attivare rapidamente la rete sanitaria territoriale per evitare di ingolfare l’operatività tradizionale di Torrette.


La strategia
La strategia vincente? Primo punto: «Intercettare il più possibile i pazienti sul territorio per far sì che venga ricoverato solo chi davvero ne ha bisogno». Secondo: «Agire a valle e favorire un completamento del percorso extra-ospedaliero, garantendo diversi setting assistenziali, come Rsa dedicate ai Covid e strutture alberghiere per i casi sociali, cioè per le persone asintomatiche o per quelle guarite ma ancora positive, che non hanno già la necessità di restare in ospedale ma non possono nemmeno tornare a casa perché non riuscirebbero a rispettare l’isolamento». Insomma, il concetto è chiaro: «Ospedalizzare i casi veramente gravi e deospedalizzare gli altri, creando un percorso utile per noi e per tutti gli ospedali», sottolinea il direttore sanitario. Ed è importante pigiare sull’acceleratore dei processi decisionali perché tra un po’ Torrette sarà con l’acqua alla gola.


La saturazione
«Stiamo raggiungendo l’indice massimo di saturazione - osserva Pasqualucci -. Il cut-off, cioè il livello oltre il quale saremmo costretti a ridimensionare l’attività ordinaria, è di 40 posti letto per il padiglione di Malattie Infettive e 18 per la terapia intensiva, ma questi numeri non vanno intesi come immediatamente disponibili. In particolare, al momento abbiamo 8 pazienti in terapia intensiva e stiamo incrementando le risorse per arrivare al limite di 18 posti letto. Inoltre, ci stiamo attrezzando per trasferire i pazienti non affetti da Covid che si trovano nel reparto di Malattie Infettive perché c’è bisogno di liberare il poco spazio che rimane: ormai siamo quasi al completo». Raggiunta la soglia limite, che succede? «Non resta che attendere che vengano prese decisioni dalla Regione». Il pensiero va 45 chilometri più a sud. «L’apertura del Covid Hospital di Civitanova e la riconversione di altri ospedali sono passi necessari, altrimenti dovremo procedere con i tagli all’attività ordinaria».


La recrudescenza
Una soluzione dolorosa ma inevitabile, in mancanza di un aiuto dal territorio, anche perché, guardando la curva epidemiologica, le previsioni sono negative. «Stiamo osservando una progressiva e rapida recrudescenza dell’epidemia, sia nei numeri che nella gravità - rileva il dottor Pasqualucci -. In pochi giorni i pazienti in terapia intensiva sono quasi triplicati e i ricoveri sono in costante aumento. Dobbiamo stare molto attenti e farci trovare preparati». La prima contromisura è stata il blocco delle ferie per tutto il personale infermieristico e Oss, deciso dall’Azienda Ospedali Riuniti «per garantire maggiore assistenza ai pazienti gravi e del Pronto soccorso. Sono operazioni non prive di conseguenze, ma non saranno le uniche - conclude il direttore sanitario - nel momento in cui dovessimo eseguire delle riconversioni importanti, come l’apertura di altre strutture intensivistiche».

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Ultimo aggiornamento: 10:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA