Andrea all'inferno e ritorno in Spagna. Ha festeggiato i 37 anni attaccato all’ossigeno. «Lì sembrava Chernobyl»

Lunedì 27 Aprile 2020
Andrea Tavoloni

ANCONA - Il suo incubo spagnolo è durato 27 giorni. Una battaglia col nemico invisibile che ha sconfitto, dopo aver temuto di non farcela. Lui contro il Covid, sballottato da un reparto all’altro dell’Hospital Clinic di Barcellona, con un rene malandato e i polmoni che si stavano riempendo d’acqua come spugne, il fiato corto, la febbre alta, l’appetito cancellato dalla perdita di gusto e olfatto. «Lì dentro sembrava Chernobyl», sospira Andrea Tavoloni, anconetano trapiantato in Catalogna dove ha aperto un bar, il “Bianco & Nero”.  Ha trascorso il 37esimo compleanno attaccato all’ossigeno. «Sono entrato all’ospedale il 26 marzo dopo quasi una settimana di febbre - racconta -. Non avevo sintomi, i medici volevano farmi stare a casa. Ma io ho problemi renali, ho le difese immunitarie basse, temevo che la situazione peggiorasse. Grazie a una dottoressa di un ambulatorio vicino casa, che mi ha fatto i raggi ai polmoni e ha notato qualcosa di strano, sono riuscito a farmi ricoverare. Il giorno dopo era il mio compleanno: avevo la febbre altissima e - arrivati i risultati del tampone - ho scoperto di avere il Coronavirus». Sottoposto a un trattamento sperimentale, la cura ha funzionato. «È andata bene - sorride Andrea -. Mi hanno spostato in un altro reparto e poi a fare la convalescenza in un Covid-hotel a 5 stelle, il Catalunya Plaza. È stato come risvegliarsi da un incubo».

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