«Ci sono poche protezioni»: arriva un esposto degli infermieri

Sabato 4 Aprile 2020
«Ci sono poche protezioni»: arriva un esposto degli infermieri

ANCONA  - «La cosa più assurda in emergenza Coronavirus è accaduta in Italia. I sanitari, infermieri, medici e professionisti della salute, chiamati a fronteggiare il nemico invisibile, non sono stati adeguatamente protetti». Per questo la segreteria del Nursind Ancona, il sindacato delle professioni infermieristiche, ha presentato un esposto alla Procura in cui segnala l’inadeguatezza delle misure predisposte per i sanitari e la carenza di dispositivi di sicurezza. L’esposto chiama in causa il Governo e la Regione, la Protezione Civile, le maggiori aziende sanitarie pubbliche Asur Marche, Area Vasta 2, Ospedali Riuniti di Ancona e Inrca.

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«Le istituzioni non hanno seguito dettami costituzionali e normativi, discriminando i professionisti sanitari - si legge nella nota firmata dalla segretaria territoriale, Elsa Frogioni -. Nelle norme varate dal Governo e adottate dalla Regione per chi lavora in prima linea non ci sono misure profilattiche valide ad arginare il contagio. Nel territorio di Ancona sono molti gli infermieri che durante il loro servizio, con forniture di protezione insufficienti, sono stati a stretto contatto con pazienti che al primo approccio diagnostico non erano stati individuati come “sospetti”, ma che durante la degenza hanno manifestato i segni della malattia e quando hanno effettuato il tampone sono risultati positivi». 

Il Nursind parla di «infermieri dei reparti no-Covid abbandonati», che non sarebbero stati sottoposti a screening e che «non hanno neanche effettuato la quarantena, continuando a lavorare normalmente. Solo quando ammalati, i sanitari hanno ricevuto le normali cure del caso, con l’effettuazione del tampone, la quarantena domiciliare o il ricovero ospedaliero». Il Nursind si chiede per quale motivo «le aziende non hanno predisposto il dovuto contenimento e il Governo ha assunto la decisione di far lavorare il personale asintomatico, senza sottoporlo alla ricerca del Coronavirus», pur conoscendo «il ruolo fondamentale del portatore sano, veicolo di contagio. Speriamo che la giustizia possa consegnare un po’ di verità e dignità a chi sta servendo da sempre con onore la salute e la Patria senza le dovute tutele e protezioni». 

Nell’esposto vengono citati casi specifici di infermieri che avrebbero contratto il Covid perché non adeguatamente protetti, alcuni dei quali finiti in rianimazione: «È irrazionale che i sanitari a stretto contatto con pazienti sospetti non sono stati sottoposti al tampone né sono stati messi in isolamento - spiega Frogioni -. All’inizio dell’emergenza abbiamo chiesto tamponi per tutti gli operatori sanitari asintomatici, ma non siamo stati ascoltati». Giovedì la direzione generale dell’Asur ha comunicato la decisione di eseguire tamponi su tutti i dipendenti, anche asintomatici, e l’avvio di un’indagine sperimentale mediante test sierologici per la ricerca di anticorpi al Covid, da estendere eventualmente alla popolazione. «Ma in questo modo - contesta la segretaria Nursind - sapremo solo se abbiamo sviluppato una immunizzazione, non se siamo portatori del virus». 

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