Da 7 a 17 ricoverati Covid nel giro di 5 giorni: all'ospedale regionale a Torrette torna l'Unità di crisi

Mercoledì 4 Agosto 2021 di Maria Cristina Benedetti
Da 7 a 17 ricoverati Covid nel giro di 5 giorni: all'ospedale regionale a Torrette torna l'Unità di crisi

ANCONA - Lo scatto di Torrette è un resistere con i fatti ai contraccolpi del Covid. I nuovi venti posti di terapia intensiva sono pronti al collaudo, i letti sono custoditi nella pancia dell’ospedale regionale, i bandi di gara per gli ultimi arredi sono partiti. «Il 20 settembre al massimo saranno potenzialmente attivi».

 

La soddisfazione di Antonello Maraldo segue il filo di un cronoprogramma a prova di pandemia, che torna a far risalire la curva dei ricoveri. No, nessun cambio di rotta, rassicura il direttore amministrativo, anche sul fronte della Emergency room, cinque postazioni che permetteranno di eseguire piccoli interventi direttamente in pronto soccorso. Stesso vale per il Day surgery, le due stanze dedicate alle operazioni da eseguire in giornata. Massimo 12 ore di degenza. Secondo le previsioni, dovrebbero essere in grado di garantirne 8mila all’anno. Il nodo da sciogliere è sempre lo stesso, il personale: si tratta di mettere insieme una squadra di almeno dieci infermieri.

Il confronto

Lo scatto di Torrette è inciso soprattutto nella tempestività con la quale è stata convocata, lunedì scorso, l’unità di crisi. La logica della velocità di reazione è tutta nei numeri. I ricoveri in Malattie infettive in cinque giorni sono passati da 7 a 17. Appena due settimane fa si contava un solo paziente affetto dal Coronavirus, che era lì da mesi. Lunedì, al pronto soccorso, il bilancio delle 24 ore dava 260 accessi, dei quali 21 sospetti contagi. Al Salesi, che aveva tagliato l’ambito traguardo di essere Covid-free, ci sono di nuovo due positivi. Stavolta si accelera, la prima unità di crisi l’anno scorso fu convocata a ottobre, non ad agosto. Anticipare e procedere in rete. Compatti. L’ordine di scuderia non concede sbavature. I vertici aziendali si confrontano subito con i primari in prima linea nell’emergenza sanitaria per stabilire la soglia oltre la quale non andare. Più. Massimo 20 postazioni dedicate in Malattie Infettive e quattro in terapia intensiva. Al pediatrico nove, tra rianimazione e corsie a minor intensità di rischio. Non uno di più, pena il tornare a modificare l’assetto dei reparti e il blocco dell’attività chirurgica.

I numeri 

Si misura la velocità di risalita, si pondera il dato, quello inaspettato: più giovani, ma non troppo. La media dei nuovi ricoveri, tra Clinica e Divisione di Malattie infettive, oscilla tra i 45 e 50 anni. Si passa alla considerazione che non stupisce affatto: le nuove entrate sono «prevalentemente» - è il termine usato dai camici bianchi per scansare i clamori mediatici - non vaccinati. L’analisi sulla provenienza dei positivi - anche Fermano e Maceratese - allarga lo spettro d’azione ed esprime l’esigenza di creare una relazione territoriale con Asur e Regione, così da coordinare gli interventi. Tant’è che il verbale dell’unità di crisi è già sui tavoli di Regione e Asur. Altro scatto per resistere ai contraccolpi.

 

Ultimo aggiornamento: 15:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA