Strage della Lanterna Azzurra, i familiari: «Bene le condanne, ma ora il carcere: gestori ed organizzatori devono pagare»

Strage della Lanterna Azzurra, i familiari: «bene le condanne, ma ora il carcere: gestori ed organizzatori devono pagare»
Strage della Lanterna Azzurra, i familiari: «bene le condanne, ma ora il carcere: gestori ed organizzatori devono pagare»
di Sabrina Marinelli
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Sabato 2 Aprile 2022, 07:20 - Ultimo aggiornamento: 08:08

CORINALDO - «La sentenza di giovedì rende giustizia ai nostri figli e mette in chiaro la catena di responsabilità che ha portato alla tremenda tragedia di Corinaldo». A parlare è Fazio Fabini, che alla Lanterna Azzurra ha perso la figlia Emma. «Il lavoro degli inquirenti, della Procura e dei nostri avvocati ha fatto luce, in modo deciso, sui comportamenti delinquenziali di chi, per anni, ha fatto finta che tutto fosse a posto – prosegue -, infischiandosi della sicurezza e mettendo a rischio la vita di migliaia di persone. Il giudice ha condannato gli imputati a pene superiori rispetto a quelle richieste, riconoscendone le indubbie responsabilità». 

La sentenza

Dopo le condanne per la banda dello spray giovedì è stata la volta dei gestori, organizzatori e addetti al servizio di sicurezza. «Ma questo è solo il primo passo e sarebbe inutile se la pena non fosse riconfermata fino alla Cassazione – dice il padre di Emma -. Per concludere, mi auguro che i condannati a pene superiori trascorrano un periodo in carcere, affinché tra le anguste pareti di una cella possano riflettere sul male arrecato ad Emma, Daniele, Asia, Mattia, Benedetta ed Eleonora. Loro non hanno avuto diritto ad alcun appello e la loro voce è stata cancellata per sempre. Se poi, tra condizionale e arresti domiciliari, non vedessero una guardia carceraria e non respirassero l’aria di un carcere – conclude - tutto sarebbe inutile». 
Non vede giustizia senza carcere per chi ha avuto maggiori responsabilità. La pensa così anche Giuseppe Orlandi, che quella maledetta notte dell’8 dicembre 2018 ha perso il suo unico figlio. «Sono andato in tribunale, ho voluto esserci per Mattia – aggiunge Giuseppe Orlandi – e ho partecipato con il solito patema d’animo nel dover riascoltare che se quel deposito agricolo non fosse stato aperto, dandogli la possibilità di diventare una discoteca, i nostri cari sarebbero ancora vivi. Queste persone hanno giocato con la vita dei nostri cari e per chi uccide ci vuole il carcere. Se avesse funzionato qualcosa, se qualcuno si fosse comportato in maniera più decente, pensando alle persone che erano lì dentro, non sarebbe accaduto». Ricorda le varie responsabilità anche se una per lui è la maggiore. «La commissione di vigilanza ha dato il via – aggiunge – la prima colpa, la più grande, è stata questa, perché se queste persone. che sono professionisti qualificati e non sprovveduti improvvisati, avessero negato l’apertura tutte le altre non ci sarebbero state. Siccome la legge non ammette ignoranza, chi ha sbagliato deve pagare e per chi uccide la pena deve essere scontata dietro le sbarre».

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