Corinaldo, strage in disco, il vedovo
denuncia il sindaco e Sfera Ebbasta

Venerdì 8 Marzo 2019 di Lorenzo Sconocchini
SENIGALLIA - Indagate oltre i gestori e i proprietari del locale, non fermatevi a loro, a chi quella sera gestiva la security e al ragazzo che avrebbe scatenato il finimondo alla Lanterna Azzurra spruzzando forse spray al peperoncino. Indagate, oltre alle dieci persone già sott’accusa, tutta la commissione di vigilanza che nell’ottobre 2017 consentì di usare come discoteca l’ex capannone nella campagna di Corinaldo, a partire dal sindaco Matteo Principi che la presiedeva. E poi il tecnico che per conto della società Magic Srl predispose il piano di sicurezza e di evacuazione approvato, e le altre autorità che hanno rilasciato sia la licenza di agibilità che l’autorizzazione per l’attività di pubblico spettacolo. Non risparmiate, infine, un’indagine penale rigorosa neppure a Gionata Boschetti, in arte Sfera Ebbasta, e all’agente del trapper che nella tragica notte dell’Immacolata si sarebbe dovuto esibire alla Lanterna, ma non arrivò mai a Corinaldo, perché poco prima del suo show, intorno a mezzanotte e mezzo, una fuga incontrollata dal locale provocò sei morti schiacciati nella calca.
  
È quanto chiede alla Procura della Repubblica di Ancona, con una denuncia-querela presentata ieri ai Carabinieri di Corinaldo tramite l’avvocato Federica Ferro, il senigalliese Paolo Curi, rimasto vedovo a 44 anni con quattro figli piccoli da crescere dopo la morte della moglie Eleonora Girolimini, l’unica vittima adulta di quella strage, che la notte del 7 dicembre scorso era alla Lanterna per accompagnare la figlia più grande, 11 anni appena.
Il legale della famiglia Curi riassume nell’atto di denuncia depositato a tre mesi esatti dalla strage della Lanterna Azzurra i motivi per cui, anche alla luce dei risultati delle consulenze tecniche affidate dalla Procura ordinaria e da quella minorile, andrebbe allargata la cerchia degli indagati, specie quelli chiamati in causa per i reati di omicidio plurimo colposo e lesioni colpose per presunte lacune del piano di sicurezza e nella gestione dell’evacuazione.
 
Al centro della denuncia-querela c’è la famigerata uscita 3 del locale, quella sul retro, dove morirono schiacciati e soffocati mamma Eleonora e cinque ragazzini tra i 14 e i 16 anni di età. Il consulente dei pm Marcello Mangione, ingegnere del Genio dei carabinieri, ne ha evidenziato numerose irregolarità: dalla rampa troppo inclinata alla scalinata finale con gradini irregolari, dalla scarsa illuminazione al fondo sdrucciolevole, dalla mancanza del corrimano centrale all’ancoraggio precario delle ringhiere laterali, che si staccarono, fino alla capacità di deflusso che avrebbe consentito (insieme alle altre due uscite ) al massimo 324 spettatori, mentre nel locale pare ce ne fossero più di mille.
L’uscita 3, secondo la denuncia-querela, era stata concepita per uno scopo ben diverso da quello di garantire la sicurezza dei frequentatori di una discoteca: la pendenza della rampa e lo sbalzo dal terreno esterno dovevano favorire un rapido passaggio all’esterno della merce lavorata dentro il capannone agricolo-industriale. Servivano lavori di adeguamento, ma la costruzione di una scalinata di raccordo tra rampa e suolo - secondo le conclusioni della perizia-Mangione - avrebbe finito addirittura per aumentare la pericolosità della via di fuga.
Di tutte queste difformità, secondo la denuncia, si sarebbero dovute accorgersi le pubbliche autorità - come lo Sportello unico delle imprese dell’Unione dei Comuni a cui Corinaldo aderisce - che rilasciarono nel 2014 l’agibilità dell’immobile e nel 2017 l’autorizzazione all’attività di pubblico spettacolo, con una capienza di 459 persone nella sala principale, quella dove si sarebbe dovuto esibire Sfera Ebbasta. Che quell’uscita di sicurezza, per le sue caratteristiche, poteva trasformarsi un una trappola mortale, soprattutto non poteva sfuggire - si sostiene nella denuncia - alla Commissione di vigilanza che diede via libera all’utilizzo del locale come sala per gli spettacoli, presieduta dal sindaco Principi.
 
Proprio per questo ruolo, e per le responsabilità che gli competono nella scelta e nella vigilanza dei componenti tecnici della commissione, il sindaco di Corinaldo «doveva pervenire - si legge nell’atto di denuncia-querela che lo chiama in causa - ad una decisione conclusiva di natura non strettamente tecnica ma basata sull’elaborazione dei dati acquisiti in funzione di adottare tutte le misure possibili a scongiurare il pericolo alla sicurezza e per adempiere all’obbligo di garanzia personale a cui era preposto».
La denuncia presentata ieri da una delle parti offese dell’inchiesta potrebbe allargare la cerchia degli indagati non solo alle pubbliche autorità che diedero i nulla osta alla Lanterna, ma anche al trapper Sfera Ebbasta e al suo agente. Ne spiega i motivi, firmando la querela, direttamente Paolo Curi, che quella notte si salvò fortunatamente insieme alla figlia, a cui la mamma Eleonora riuscì a fare scudo prima di essere travolta. «Personalmente, io, mia moglie e mia figlia siamo stati indotti in inganno dalla pubblicità dell’evento come concerto, tanto che il nostro biglietto – acquistato da mia moglie via internet – portava chiaramente la dicitura ‘apertura locale alle ore 21,30, inizio concerto h 22,05’». Arrivarono a Corinaldo alle 22, convinti di essere in ritardo, ma trovarono il parcheggio della discoteca semideserto e il locale aprì solo alle 23, non certo un orario da ragazzini di 11 anni. L’avessero saputo, sarebbero rimasti a casa. © RIPRODUZIONE RISERVATA