«Hai esonerato mio marito ispettore-mister? E io ti multo». Rappresaglia contro un club di calcio, sospesa una poliziotta della Stradale

Un controllo della polizia stradale ad un autobus (foto d'archivio)
Un controllo della polizia stradale ad un autobus (foto d'archivio)
di Lorenzo Sconocchini
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Venerdì 29 Ottobre 2021, 02:00 - Ultimo aggiornamento: 16:19

ANCONA - «Hai esonerato mio marito? E io ti stango». Più o meno questa la rappresaglia che avrebbe messo in atto un’assistente capo della Polizia stradale, predisponendo controlli mirati nei confronti del pullman della squadra di calcio dove, fino a qualche settimana prima, il consorte era tesserato come allenatore. E in un’occasione ci sarebbe scappata anche una contravvenzione per violazione del codice della strada.


Secondo il provvedimento di sospensione dal servizio per 4 mesi inflitto dalla questura di Ancona nel 2019, e una recente sentenza del Tar che l’ha confermato, i servizi di vigilanza stradale si sarebbero svolti «per finalità avulse dal servizio, anche attraverso deviazioni dall’ordinaria attività di pattugliamento e dall’itinerario di servizio programmato». Il vero intento di quei controlli, scrivono i giudici amministrativi respingendo il ricorso dell’assistente capo, sarebbe stato «ritorsivo nei confronti della società sportiva per il fatto che la stessa aveva esonerato il coniuge dal ruolo di allenatore».


Moglie e marito, anch’egli un ispettore della Polizia di Stato, punito a sua volta dalla questura con una sanzione pecuniaria, avrebbero agito d’intesa per far pagare alla società sportiva la scelta di esonerare il poliziotto-mister. La vendetta, in questa vicenda che si dipana tra Senigallia e Jesi, sarebbe avvenuta tramite inconsapevoli agenti in divisa. L’assistente capo della Polstrada, che coordinava i servizi esterni di vigilanza stradale in un distaccamento della provincia di Ancona, avrebbe iniziato dal gennaio 2018 a dedicare particolare attenzione ai viaggi del bus con il quale l’ex squadra del marito si spostava durante le trasferte, incaricando le pattuglie di servizi mirati. Non un episodio isolato, per altro, «giacché la ricorrente e il proprio coniuge - scrive il Tar Marche nella sentenza appena pubblicata - avrebbero in più occasioni posto in essere le condotte contestate, spesso coinvolgendo altri colleghi e senza che ne fossero informati i superiori».


Il procedimento disciplinare era nato dagli stralci di un’intercettazione telefonica condotta in un’inchiesta penale in cui era stato spiato anche il marito della poliziotta. Ma nelle trascrizioni di quelle conversazioni, si obietta nel ricorso al Tar presentato per illegittimità della sospensione disciplinare, non si leggerebbe alcuna parola o frase pronunciata in tal senso dalla poliziotta, ora in servizio in un’altra questura a seguito di un trasferimento per incompatibilità ambientale, dopo il procedimento avviato nel settembre 2019. «Emerge chiaramente la mancanza di qualsiasi intento ritorsivo del controllo effettuato al pullman della squadra», si legge nel ricorso degli avvocati Maurizio Discepolo e Daniela Brina. E a conferma della versione della poliziotta, che forniva tutt’altra ricostruzione, il ricorso al Tar sottolineava «che non risultano segnalazioni di anomalie o irregolarità nei fogli di servizio delle pattuglie». Altro argomento dei legali della poliziotta: l’indagine penale avviata sui presunti controlli persecutori si era conclusa con l’archiviazione di ogni ipotesi di reato. 


Ma anche se dalle intercettazioni non emerge nulla di compromettente per l’assistente capo della Polstrada, tuttavia dal complesso degli atti e delle circostanze «emerge sicuramente che la ricorrente ha agito abusando della propria autorità - scrivono i giudici -, mettendo in atto un’attività di accertamento delle ipotizzate infrazioni a carico del conducente del pullman della società calcistica con modalità inconsuete e dietro le insistenti richieste del marito».

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