Ancona, il caro carburante mette in ginocchio le stazioni di servizio. Affari diminuiti del 70%

Ancona, il caro carburante mette in ginocchio le stazioni di servizio. Affari diminuiti del 70%
Ancona, il caro carburante mette in ginocchio le stazioni di servizio. Affari diminuiti del 70%
di Andrea Maccarone
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Venerdì 9 Settembre 2022, 02:55

ANCONA -  Il caro carburante mette in ginocchio le stazioni di servizio. Il metano sfonda il muro dei 3 euro al chilo. Calano gli affari del 70% e le aziende di autotrasporto fermano le flotte di camion. Una situazione che mette a rischio un’intera filiera, causando notevoli ritardi sulle consegne dei prodotti. Un effetto domino che prima di tutto crea non pochi disagi ai gestori delle stazioni di servizio. 

Il rialzo


Il costo dei carburanti di nuovo in rialzo. E a pagare il prezzo più alto della crisi provocata dal conflitto russo sono i distributori di gas metano per gli automezzi. Le quotazioni oscillano tra i 2,889 euro e i 3,2 euro al chilo. «Siamo molto preoccupati» afferma Francesca Zandri, titolare della società Impianti Distribuzione Petroli con cui gestisce due stazioni: una in via 1 maggio e una lungo la Statale16. «Dopo tutta la campagna mediatica secondo cui il metano sarebbe stato il carburante del futuro, ecologico, economico, adesso ci troviamo in una situazione esattamente contraria - continua l’esercente - il prezzo è salito alle stelle e tutti evitano di fare rifornimento». Conti alla mano: se prima un pieno di metano veniva a costare intorno ai 10 euro per un automezzo, ora tocca vette di 40 euro. In pratica non c’è più convenienza. «Infatti gli automobilisti preferiscono addirittura andare a benzina - spiega Francesca Zandri - e chi ha le flotte di camion le tiene ferme». 


Il crollo 


Gli impianti a metano sembrano delle macchie di deserto in mezzo alle arterie stradali. «Se prima facevo 400 pieni al giorno - racconta Daniele Luzi, titolare dell’impianto Tamoil di Pesaro in via Sandro Pertini - oggi ne faccio tra 50 e 70. A noi il lavoro è calato del 70%». E non se ne vede la fine. Anzi, meglio che vada il costo del carburante resterà su queste fasce di prezzo ancora per un po’. A meno che non ci siano ulteriori rialzi nel breve periodo. Ma anche se dovesse calare, non tornerà mai al prezzo dell’anno scorso che si aggirava intorno ai 0,993 euro al chilo. In ogni stazione di servizio il business non deriva solamente dalla vendita di carburante, ma è tutto ciò che ruota attorno agli accessori per auto e camion che genera l’indotto. «Ma se non viene più nessuno a rifornirsi, noi a chi li vendiamo gli accessori?» si chiede Daniele Luzi. 

Gli scarsi risultati


Dunque gli operatori stringono i denti e cercano di andare avanti come possono. «Noi abbiamo aperto un secondo impianto a metano quest’anno con nuove assunzioni di personale - racconta Francesca Zandri - un investimento importante, che però non sta dando i risultati che avevamo previsto». Oltretutto c’è un altro aspetto, propriamente tecnico: «se non si eroga metano - spiega la titolare dei due distributori - l’impianto si scalda e aumenta la pressione». E quindi bisogna intervenire con una manutenzione apposita per evitare problemi alla struttura. Praticamente una corsa ad ostacoli da cui non se ne esce. «Si lavora con margini troppo bassi, a volte anche in negativo» tiene a sottolineare l’imprenditrice. Ma gli operatori non si arrendono e cercano di guardare al futuro con un filo di ottimismo. «Per fortuna abbiamo tutti gli altri tipi di carburante - afferma Luzi - oltre a benzina, metano e gasolio abbiamo anche il metano liquido per i camion. Abbiamo l’autolavaggio, per dare un servizio ulteriore agli automobilisti. Ma l’affluenza è andata giù parecchio. C’è solo da sperare che entro pochi mesi questa bolla si sgonfi».

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