La palestra chiusa da sei mesi non riapre: gli abbonati beffati minacciano la class action

Mercoledì 4 Dicembre 2019 di Stefano Rispoli
Camerano, la palestra chiusa da sei mesi non riapre: esplode la furia dei clienti abbonati

CAMERANO - Non solo non potranno aprire la nuova sede, ma non riavranno nemmeno gli attrezzi ginnici, alcuni dei quali pignorati. E c’è di più: per la lite temeraria dovranno risarcire l’imprenditore cameranense Sandro Baldini che per conto loro aveva realizzato la palestra in uno stabile di via Sbrozzola, nei pressi del cavalcavia del CargoPier, ma si era rifiutato di consegnarla per divergenze economiche. 

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Il primo passaggio giudiziario ha dato torto ai gestori della HelloFit, l’ex palestra del centro commerciale Grotte Center che ha chiuso i battenti nel giugno scorso con la promessa di riaprire entro un mese in una location più spaziosa. Le buone intenzioni sono rimaste sulla carta e centinaia di clienti sono rimasti beffati, con in mano abbonamenti annuali inutilizzabili. In 115 si sono affidati allo studio legale Sassaroli-Pica per tutelare i propri diritti, minacciando una class action. «Sono una professionista seria, troveremo soluzioni alternative o rimborseremo i clienti», aveva garantito l’amministratrice Arianna Usai, tramite il suo legale. Sono passati 6 mesi dalla chiusura, la nuova palestra non c’è e nessuno ha visto un euro.
 
Nel frattempo il debito aumenta perché l’imprenditrice romagnola, in solido con la Fasterfit Italy (srl semplificata con capitale sociale di 500 euro che gestiva la Hello Fit) e la Wellness Revolution srls (costituita ad aprile dalla Usai, da una sua collaboratrice e dal figlio del costruttore Baldini per acquistare dalla Fasterfit il ramo d’azienda per 150mila euro) è stata condannata dal tribunale civile di Ancona, a cui lei stessa si era rivolta, per lite temeraria. Dovrà pagare 35mila euro al all’imprenditore Baldini della Immobiliare BM (assistito dall’avvocato Roberto Regni) che aveva citato in giudizio, chiedendo un risarcimento per presunti danni d’immagine e il sequestro giudiziario dello stabile di proprietà della stessa agenzia immobiliare, dove sarebbe dovuta nascere la nuova palestra, oltre alla restituzione di tutti i macchinari che si trovano al suo interno ed erano stati trasferiti dalla vecchia sede. Il giudice ha sentenziato che né la Usai, né le Wellness Revolution né la Fasterfit hanno titolo per ottenere il sequestro della “futuribile” palestra di via Sbrozzola poiché «nessun contratto di locazione è stato stipulato» con la proprietà: esisteva solo una bozza di contratto considerato «né definitivo né preliminare». Il giudice ha constatato che alcuni tapis roulant, collocati nella nuova sede «per unilaterale iniziativa dei ricorrenti» e mai rimossi nonostante i solleciti del costruttore, erano stati già pignorati e venduti all’asta per risarcire ex dipendenti che reclamavano stipendi arretrati. 

Per il tribunale, inoltre, i tre ricorrenti «erano ben consci dell’avvenuto pignoramento», tuttavia «hanno agito in giudizio con malafede», chiedendo «la restituzione anche di beni già pignorati». Di qui la condanna. Restano a bocca asciutta, invece, gli ex clienti della Hello Fit, iscritti a una palestra fantasma. Tramite gli avvocati Paolo Palumbo e Tommaso Medi in 115 hanno firmato una diffida formale, inviata alla Fasterfit e alla Fitness Development srl (titolare del marchio Hello Fit), senza ricevere risposta. Ora valutano un’azione civile di risarcimento o una denuncia penale collettiva.

Ultimo aggiornamento: 20:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA