Ancona, bollette choc per le famiglie: si pagheranno 3mila euro in più all'anno

Ancona, bollette choc per le famiglie: si pagheranno 3mila euro in più all'anno
Ancona, bollette choc per le famiglie: si pagheranno 3mila euro in più all'anno
di Maria Cristina Benedetti
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Venerdì 30 Settembre 2022, 04:25 - Ultimo aggiornamento: 1 Ottobre, 08:04

ANCONA Dall’effetto domino non si sfugge, per Simone Guazzarotti. Il presidente regionale Codacons fissa la soglia del pericolo: «Il caro energia si riverbera sulle produzioni e questo genera l’impennata inflazionistica su tutti i prodotti». Inevitabile la sentenza: «Per le famiglie la batosta è doppia. Così si assisterà all’impoverimento di fasce sociali sempre più ampie». Piazza i paletti, il rappresentante dei consumatori: «Non siamo di fronte a qualche bolletta impazzita, si tratta piuttosto di un’onda di lungo periodo. Se non verranno adottati subito interventi adeguati di contenimento a livello nazionale, e soprattutto europeo, ci attenderà un duro 2023». Non indora la pillola, è una missione impossibile: «Saranno crescite esponenziali. Il costo a metro cubo del gas sarà di 6-10 volte superiore». Ripete sconsolato: «È una situazione fuori controllo».  


Le misure 


Getta, in un mare infuriato che travolge, il salvagente: «Il decreto aiuti-bis prevede un bonus per il sostegno energetico. Sono previsti sconti in fattura per determinate categorie vulnerabili: over 75, disabili, persone che già vivono sulla loro pelle un disagio socio-economico. Uno strumento-tampone per calmierare le utenze di luce e gas». Allarga lo spettro d’azione: «Fino ad aprile del 2023 è stato stabilito il blocco dell’aumento unilaterale delle tariffe. Tradotto: non si potranno più variare i costi delle forniture dando un preavviso di due o tre mesi agli utenti, che un tempo avevano la possibilità di rescindere il contratto. Ora basta». Uno stop che equivale a un tirare il freno, in attesa di soluzioni concertate a livello comunitario. Un vicolo accidentato: «I gestori hanno già presentato ricorso a Bruxelles contro un meccanismo che reputano lesivo del mercato». 


I movimenti


Guazzarotti tenta la rilettura storica: «C’è una forte speculazione ad Amsterdam. Putin non ha chiuso i rubinetti del gas, ma è la paura che ciò possa avvenire che genera la folle impennata dei prezzi. Un fenomeno che si innesta su un precedente movimento speculativo: le tariffe energetiche stavano crescendo già un anno prima della guerra Russa-Ucraina». Torna ai sacchi di sabbia, al filo spinato della difesa: «Noi come rappresentanti dei consumatori cercheremo di allargare la platea dei fragili da aiutare». S’impegna. 
Ricalca un canovaccio tristemente noto, Roberta Mangoni. La voce e il volto di Adiconsum invita a non abbassare la guardia: «Gli incrementi continuano, e pensare che già si sborsano cifre esorbitanti: in un anno la bolletta della luce di una famiglia media di tre persone è aumentata di mille euro, quella del gas di duemila euro». Non è finita: «Dal 1° ottobre (domani, ndr) e fino a dicembre ci saranno nuovi rincari: + 60% per l’energia, +70% per il gas, rispetto al trimestre precedente». Converte in immagine un disagio ormai incontenibile: «Solo questa mattina (ieri, ndr) si sono presentate ai nostri sportelli cinque persone per chiedere se ci fossero anomalie che potessero permettere la contestazione di pagamenti molto esosi, troppo». Anche per lei il rischio è altissimo. «Si amplierà - è la sua previsione - la povertà energetica, ovvero il numero di coloro che non saranno in grado di pagare le utenze».

 
La richiesta


Raffigura il circolo vizioso: «È una catena: la popolazione sempre meno abbiente acquisterà poco, i consumi si contrarranno, le produzioni pure. Nel medio periodo molti piccoli esercenti e tante aziende saranno destinate a chiudere». Avanza una richiesta: «Interventi strutturali: quelli messi in campo finora sono mirati a ridurre l’impennata delle bollette, ma non mettono al riparo da future stangate». La supplica: il governo centrale e quello europeo concertino il tetto della tariffe. La soluzione. Perché «i cittadini devono tornare a pagare quello che realmente consumano».

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