Alluvione, la rabbia di papà Tiziano: «Quanti altri Mattia dovranno morire?»

Alluvione, la rabbia di papà Tiziano: «Quanti altri Mattia dovranno morire?»
Alluvione, la rabbia di papà Tiziano: «Quanti altri Mattia dovranno morire?»
di Federica Serfilippi
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Domenica 25 Settembre 2022, 03:15

BARBARA - «Da una parte speravo di non ritrovarlo, dall’altra di poter avere una tomba su cui piangere. Ma dopo la speranza, è arrivata la rabbia: quanti altri Mattia dovranno morire per avere un adeguato sistema d’allerta in situazioni d’emergenza come quella del 15 settembre o per avere un’adeguata pulizia dei fiumi? Non punto il dito contro nessuno, ma qualcuno dovrà rispondere a me e a Silvia della morte di nostro figlio. Perché è evidente che qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto».

Sono un misto di dolore, commozione e rancore le parole pronunciate da Tiziano Luconi il giorno dopo il ritrovamento del corpo senza vita del figlioletto Mattia, 8 anni, travolto dalla furia del Nevola quella maledetta sera del 15 settembre, mentre si trovava in auto con la mamma Silvia Mereu, sopravvissuta per miracolo, nel territorio compreso tra Barbara e Castelleone di Suasa. 

 
La chiamata 
«Quando ho ricevuto la tragica chiamata dei carabinieri - ricorda Tiziano - ho avuto un tuffo al cuore, in un attimo si è congelato il tempo. Poi è stato come se fossi stato centrato da una bomba. È come se una statua di cristallo si fosse sgretolata all’improvviso. Mi sono dovuto rimettere in sesto per dare la notizia a Silvia». Tiziano aveva salutato Mattia sulle scale della sua abitazione di Barbara prima che salisse nell’auto della mamma, diretta a San Pietro, frazione di Arcevia. «Quella sera piovigginava - prosegue il papà del bimbo - e Mattia, mentre andava via, si è girato e quando era a bordo dell’auto mi ha guardato fino a che ha potuto. Quel sorriso non me lo dimenticherò mai. Mattia era un bambino dolcissimo, innamorato della vita. Quando sapeva di aver combinato una marachella, ti veniva vicino e ti abbracciava forte. Era il suo modo per scusarsi. Era il mio gnometto speciale, gli piaceva andare in vespa, mettermi le mani sulle spalle e sbirciare la strada. Adorava il mare, quando capiva che stavano andando a Senigallia gli veniva fuori un sorriso stupendo».

Adesso Mattia non c’è più. «Vedermelo portare via per la negligenza di qualcuno o per un mancato allarme fa male. Siamo stati capaci di andare sulla luna e non siamo in grado di dare un’allerta a cascata sulle condizioni dei corsi d’acqua? Vedendo la situazione critica a monte, tutte la vallata quel giorno doveva essere avvisata di cosa stava accadendo».

Ieri pomeriggio all’ospedale di Senigallia è stata eseguita l’ispezione cadaverica sul bimbo, ritrovato a Trecastelli e riconosciuto dalla maglietta che portava il 15 settembre. «Poco lontano da dove è stato ritrovato - dice Tiziano - c’è il posto dove lavoro come educatore. Ora sarà dura passare di lì». I funerali, dopo il nulla osta della procura, si terranno ad Arcevia, dove vivono i nonni materni. «Io e Silvia - continua il papà di Mattia - non lo abbiamo voluto vedere. Vogliamo ricordare nostro figlio da vivo e io mentre gioca e saltella insieme a me». Ancora nessuna notizia della 56enne Brunella Chiù. Le ricerche per trovare l’unica dispersa rimasta proseguono tra Corinaldo e Senigallia.

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