Vendevano sul web auto da rottamare come fossero quasi nuove, la banda del contachilometri punita con 22 anni di carcere

Sabato 30 Aprile 2022 di Federica Serfilippi
Il tribunale di Ancona

ANCONA - Per l’accusa, tra il 2018 e il 2019, avevano trattato la compravendita di decine e decine di auto, movimentando un giro d’affari di centinaia di migliaia di euro e trattando con clienti di varie regioni italiane, attirati da annunci online a prezzi stracciati.

 

Secondo i riscontri investigativi, il costo dei veicoli messi in vendita sarebbe stato di gran lunga inferiore al loro reale valore di mercato. Questo perché, stando alla procura, alla base ci sarebbe stata una frode, consistente nella riduzione del chilometraggio delle vetture. E così, modelli dallo scarso valore commerciale sarebbero stati fatti passare per veri affari, “gioiellini” da mettere subito in strada. 


A pagare per il trucchetto contestato dal pm Daniele Paci e scoperto sul campo dai carabinieri della stazione delle Brecce Bianche è stato un gruppetto composto da cinque romeni e gravitante nel capoluogo dorico all’epoca dei fatti. Il collegio penale, riconoscendo l’associazione a delinquere e vari episodi di truffe, ha emesso nei confronti degli imputati pene complessive per 22 anni e 5 mesi di reclusione. Nello specifico: 5 anni e 3 mesi di condanna sono stati inflitti ad Armando Muntean e a Maria Simina Gruia; 5 anni e un mese a Sorina Vasile, 3 anni e 10 mesi a Veronica Elena Boti e 3 anni e 7 mesi a Lazar Muntean (padre di Armando). Per alcuni episodi di truffe (i capi d’imputazione sfioravano quota cento) è arrivata l’assoluzione; in altri c’è stato il non doversi procedere per la remissione di querela. Il collegio ha anche trattato la posizione della dipendente di un’agenzia di pratiche auto, coinvolta con l’accusa di falso per aver favorito gli imputati nella sottoscrizione di alcuni atti di vendita. È stata assolta.

All’epoca delle indagini, il gruppetto di romeni era stato arrestato in due diverse tranche. Per le presunte truffe, gli imputati (tutti tornati liberi) si sarebbero avvalsi di annunci online appetibili, in cui venivano presentate vetture con un prezzo inferiore rispetto al reale valore di mercato. I veicoli venivano messi in mostra in due differenti autosaloni, dislocati tra via Di Vittorio e via Guido Rossa. Stando alle indagini, ci sarebbero state anche riduzioni di oltre 100mila chilometri. Nel corso del dibattimento hanno testimoniato varie vittime. Un’anconetana avrebbe acquistato un’auto per poi spendere «altre 3.500 euro per le riparazioni legate ad alcuni guasti emersi dopo la vendita». Beffata anche una donna di Forlì che aveva acquistato a 4.800 euro una Bmw X3: «Per i problemi emersi dopo la vendita ho dovuto sborsare mille euro: non c’era copertura assicurativa come invece mi era stato fatto credere».


Tra i casi presi in esame dai giudici c’era la compravendita di una Dacia Duster, acquistata da un cliente per 8.500 euro a fronte di un chilometraggio di circa 80mila chilometri. Diversi i conti degli investigatori: quell’auto aveva percorso almeno 224mila chilometri. Stando all’accusa, i componenti del gruppetto avevano ruoli specifici: c’era chi si occupava di postare gli annunci online di vendita, chi riceveva i clienti negli autosaloni, chi si intestava le auto prima di rivenderle ai clienti, chi si occupava delle pratiche di compravendita. I chilometri, per l’accusa, sarebbero stati scalati attraverso l’attività di un elettrauto, finito al centro di un’ulteriore indagine (non definita ancora) dei carabinieri delle Brecce Bianche.

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