Ancona, usuraio lo rende schiavo
carrozziere tenta di uccidersi

Domenica 14 Agosto 2016 di Stefano Rispoli
La conferenza stampa degli investigatori

ANCONA - Per due anni ha stretto i denti, convinto di potercela fare, senza accorgersi che il suo aguzzino, giorno dopo giorno, lo stava stritolando, fino a prosciugargli non solo il portafogli, ma anche la sua stessa esistenza. Quando ha deciso di rivolgersi ai carabinieri non aveva più nulla, né una casa, né amici, né una famiglia. E neppure un euro, tant’è che il comandante della Stazione di Brecce Bianche, mosso dalla compassione, gli ha offerto un pasto caldo mentre ascoltava l’agghiacciante racconto. Il meccanico anconetano si è sfogato, ha descritto il suo inferno e i drammatici momenti in cui ha pensato di farla finita. Adesso che il suo aguzzino è stato arrestato, spera di svegliarsi da questo incubo tremendo.

La falsa amicizia
Fiorindo Di Rocco, 38 anni, anconetano, è ai domiciliari con l’obbligo di portare il braccialetto elettronico. È accusato di usura ed estorsione aggravata. Schiaccianti le prove, raccolte dai carabinieri del Comando provinciale nell’ambito dell’indagine coordinata dal pm Rosario Lioniello. Ad incastrarlo, intercettazioni e una spycam installata dagli investigatori nell’officina a Brecce Bianche dove la vittima viveva da sola, dormendo su una brandina, senza più denaro neppure per mangiare.
 



Si vede il meccanico contare decine di banconote. Cinquemila euro in contanti, sotto gli occhi del suo aguzzino che, di lì a poco, verrà arrestato col malloppo. Era la somma pretesa per bloccare soltanto gli interessi maturati negli ultimi due mesi. In due anni, pedinandolo e minacciandolo di morte, era riuscito ad estorcergli oltre 30 mila euro. Ma la sua sete di denaro non si era ancora placata. Tutto è cominciato quando il meccanico, in difficoltà con la sua attività, si è rivolto a Di Rocco per un prestito: all’inizio 1.500 euro, poi altri mille. Perché «lui si era dimostrato disponibile». 

La disperazione
Ma come spesso accade, l’apparente amicizia si è trasformata in un episodio di usura. L’indagato avrebbe applicato tassi d’interesse del 170% costringendo la vittima a consegnargli 1.250 euro al mese. Il carrozziere è entrato in una spirale di disperazione. «Ho perso tutto, mia moglie, gli amici, il lavoro, il denaro» ha raccontato in lacrime ai carabinieri, a inizio luglio. «Non ce la facevo più, ho tentato anche di suicidarmi» ha confessato. L’usuraio gli portava anche da mangiare, pur di succhiargli il denaro, oltre 30 mila euro in due anni, costringendolo a vivere in condizioni disumane, quasi di schiavitù, barricato giorno e notte nel suo posto di lavoro. Approfittando della situazione, si era fatto pure riparare gratis la propria auto e quella dei familiari. I carabinieri hanno recuperato l’ultima tranche da 5 mila euro e sequestrato i conti corrente di Di Rocco. Davanti al gip ha raccontato che quei soldi li aveva anticipati per un lavoro eseguito male dal carrozziere, perciò era andato solo a riprenderseli. La versione non ha convinto il giudice, anche perché nel video lo si sente dire: «Questi soldi servono solo a chiudere gli interessi, adesso mi devi restituire il prestito di 2.500 euro».

L’appello
«Quando si è rivolto a noi, era arrivato a un punto di non ritorno», spiega Giuseppe Caiazzo, comandante della Stazione di Brecce Bianche. «Questo episodio è un caso circoscritto, ma il fenomeno dell’usura nella nostra provincia esiste - dice il comandante provinciale, colonnello Stefano Caporossi, che ha illustrato l’operazione assieme al tenente Francesco Masile -. Ho lavorato a Reggio Calabria, dove la pratica del pizzo è diffusissima. So cosa significa cadere nella trappola degli aguzzini. Occorre prendere coraggio e rivolgersi alle forze dell’ordine, sapendo che esistono fondi di solidarietà e associazioni per sostenere le vittime del racket e dell’usura».

Ultimo aggiornamento: 15 Agosto, 10:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA