«T'ammazzo, non sei nessuno»: minacce e botte alla moglie. Lei si confida con un medico: lui allontanato da casa

Mercoledì 13 Ottobre 2021 di Federica Serfilippi
Sul caso di violenza in famiglia ha indagato la polizia

ANCONA - Per mesi avrebbe vestito i panni del marito-padrone, tra insulti, minacce e botte rivolte alla moglie per motivi banali. All’ennesima violenza subita, lei è finita al pronto soccorso dell’ospedale Carlo Urbani di Jesi. Impossibile non vedere i lividi provocati dalle lesioni. Dopo vari tentativi da parte del personale sanitario di capire l’origine di quei traumi, il muro dell’imbarazzo è caduto: «Mio marito mi maltratta da mesi» la confessione della donna. La vittima, una 26enne originaria del Bangladesh, è stata subito collocata in una struttura protetta attraverso i Servizi Sociali del Comune. 

 

 
Nei confronti dell’uomo, connazionale e coetaneo della moglie, sono partiti gli accertamenti della Squadra Mobile di Ancona, guidata da Carlo Pinto. In poco tempo il gip ha emesso un provvedimento restrittivo: il 26enne non potrà più avvicinarsi alla donna, né tantomeno cercare di contattarla. L’uomo è indagato a piede libero per maltrattamenti in famiglia. La prima segnalazione è partita a fine estate. I soprusi, stando a quanto emerso, sarebbero iniziati tra le mura domestiche lo scorso aprile, poco dopo il trasferimento della coppia in Italia. Il motivo delle violenze? Cause banali, semplici questioni familiari e la gelosia di lui nei confronti della donna. Un contesto che avrebbe portato l’uomo, secondo la procura, ad esercitare un controllo ossessivo sulla moglie, tanto che lei avrebbe confidato agli investigatori di aver paura di essere uccisa. In casa, il tenore di vita descritto dalla vittima sarebbe stato insopportabile a causa di lesioni, percosse, ingiurie, minacce e molteplici atti di disprezzo, tali da provocare in lei un profondo senso di prostrazione morale e fisica. Stando a quanto emerso, la minaccia «Ti ammazzo», avrebbe fatto seguito a insulti quali «Tu non sei nessuno». Oltre alle parole, le violenze fisiche. 
L’ultima accertata, a fine estate, quando la 26enne è finita in ospedale. Qui ha chiesto aiuto al personale sanitario, si è confidata e sono immediatamente scattate le procedure, in simbiosi con procura e Servizi Sociali, per mettere in sicurezza la donna e predisporre gli atti d’indagine per ottenere una misura cautelare nei confronti dell’uomo. Per intervenire con celerità, è stato applicato il cosiddetto “Codice Rosso”, scaturito dalla legge del 2019 che, tra le altre cose, velocizza le pratiche legate alla violenza di genere, come i reati di stalking, abusi sessuali e maltrattamenti in famiglia. 
Dall’inizio dell’anno sono una cinquantina i casi da “Codice Rosso” trattati dalla questura di Ancona che vanta un’apposita sezione per occuparsi di denunce e segnalazioni che hanno per vittime donne o minori. I provvedimenti nei confronti dei maltrattanti possono essere vari: dal divieto di avvicinamento alla vittima, all’arresto, passando per l’ammonizione orale del questore. 
La settimana scorsa un tentato femminicidio è avvenuto a Maiolati Spontini: un 47 tunisino ha accoltellato la moglie all’addome. Lei è in ospedale, grave. Lui in carcere, a Montacuto, con l’accusa di tentato omicidio. 

 

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