«Chiamo i sicari e ti sfiguro con l’acido»
Arriva la condanna per l’amico stalker

«Chiamo i sicari e ti sfiguro
con l’acido». Condanna
per l'amico stalker
di Stefano Rispoli
ANCONA - Le mimose prima o poi appassiscono. Meglio una sentenza esemplare per celebrare davvero il giorno dedicato alle donne, come quella pronunciata ieri dal tribunale di Ancona che ha condannato a un anno e 8 mesi un inguaribile stalker. Era arrivato a minacciare di assoldare dei sicari per sfregiare con l’acido la donna di cui si era invaghito. Un’ossessione, non un amore, anche perché tra i due non c’è mai stato niente, se non un’amicizia ben presto naufragata per i problemi dell’uomo con l’alcol. Era spesso ubriaco quando si presentava sotto casa implorando un confronto. 

Ma più veniva respinto, più perdeva il controllo, al punto da nascondersi in cantina e aspettare che lei uscisse per incrociarla e ricoprirla d’insulti. «Vivevo con la paura, in uno stato d’ansia continuo - confessa oggi la vittima -. Non è bastato cambiare numero di telefono. Sono stati mesi d’inferno. Non lo augurerei a nessuno». La sentenza, pronunciata dal giudice Paola Moscaroli che nel rito abbreviato ha quasi quadruplicato la richiesta del pm Rosario Lioniello (dai 6 mesi richiesti a 20), è la fine di un incubo. Dopo mesi d’angoscia, spunta un sorriso sul volto di Alina (nome di fantasia), 40enne ucraina che da tempo vive a casa di una novantenne come badante. Assistita dall’avvocato Lidio Palumbo, è riuscita a vincere la sua battaglia contro lo stalker . 

 

«A me non interessava che finisse in carcere, volevo solo che mi lasciasse in pace per sempre» sussurra. Invece il 39enne polacco (T.A.L.) senza fissa dimora e senza un lavoro stabile, si trova a Montacuto dal 23 dicembre, giorno dell’arresto eseguito dai carabinieri che l’hanno colto in flagrante mentre, ubriaco, si era introdotto nel condominio e si era attaccato al campanello nella speranza di convincere la donna a lasciare il fidanzato e a mettersi con lui. Nulla l’aveva fermato, neanche il cartellino giallo del questore che a settembre gli aveva imposto il divieto di avvicinamento alla donna. All’ennesima violazione, sono scattate le manette. Anche perché l’escalation di violenza, sempre verbale ma ferocissima, è stata esponenziale. «Si è presentato una ventina di volte sotto casa dell’anziana che assisto - dice Alina -. Ci eravamo conosciuti tempo fa per alcune amicizie in comune. All’inizio sembrava normalissimo, ma tra noi non c’è stato nulla. Lui era convinto che ci fosse una relazione, in realtà io da mesi mi vedo con un altro. Quando ho deciso di smettere di frequentarlo per il suo problema con l’alcol, è impazzito. Mi chiamava a ogni ora, mi mandava messaggi di giorno e di notte. Non mi ha mai picchiata, grazie al cielo, ma una volta mi ha scritto che avrebbe pagato un marocchino o un albanese per gettarmi dell’acido addosso e poi sarebbe scappato all’estero. Mi diceva: o stai con me o con nessun altro. Mi seguiva dappertutto, anche quando andavo in spiaggia con gli amici. Sapeva tutto di me, anche quando andavo a fare la spesa. La mia vita era un incubo: ho dovuto cambiare numero di telefono e ormai ero abituata a guardare dalla finestra per accertarmi che non ci fosse, prima di uscire». La persecuzione comincia ad agosto 2017. Attenzioni particolari, messaggi, telefonate: un pressing sempre più asfissiante. L’infatuazione si è trasformata ben presto in una passione malata, declinata in insulti, accuse e minacce di morte tutt’altro che velate. «Ti spacco la testa e ci orino dentro» si legge in uno dei tanti sms, alcuni dei quali farneticanti e in un italiano incerto. «Io ti bastono, bugiarda, adesso ti faccio vedere». E poi le incursioni notturne e lo spaventoso proposito di assoldare un sicario per sfregiarla con l’acido. Una volta ha approfittato della sua assenza per introdursi nell’appartamento: mentre un amico intratteneva l’anziana padrona di casa, lui si è intrufolato nella camera da letto della vittima. «Ha aperto l’armadio e ha strappato i vestiti», racconta Alina che ora ringrazia il suo avvocato, carabinieri e polizia: «Non mi aspettavo che in Italia ci fosse tutta questa premura per noi stranieri».
Niente sospensione della pena
Lo stalker, al quale il giudice ha imposto una provvisionale di 5 mila euro a fronte di una richiesta di risarcimento di 30 mila, nel primo interrogatorio ha tentato di ribaltare l’accusa, sostenendo che i due avevano intrapreso una love story ed era stata lei a volerlo lasciare e bloccarlo sul cellulare, salvo poi pentirsi e cercarlo di nuovo. Ma gli sms parlano chiaro. Respinta la richiesta di patteggiamento, nel rito abbreviato il giudice l’ha condannato a un anno e 8 mesi, senza la sospensione condizionale e senza revocare la misura cautelare in carcere.
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Venerdì 9 Marzo 2018, 04:05 - Ultimo aggiornamento: 09-03-2018 10:47

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