Lancio di mattoni, scritte e danni: la città in mano ai ragazzini vandali con lo spray. Ma qualcuno li ferma?

Lancio di mattoni, scritte e danni: la città in mano ai ragazzini vandali con lo spray. Ma qualcuno li ferma?
Lancio di mattoni, scritte e danni: la città in mano ai ragazzini vandali con lo spray. Ma qualcuno li ferma?
di Stefano Rispoli
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Venerdì 4 Marzo 2022, 03:15 - Ultimo aggiornamento: 14:29

ANCONA - Qualcuno li fermi. Stanno devastando la città. Le loro armi sono apparentemente innocue: pennarelli e bombolette spray. Ma con quelle riescono in un attimo a sfregiare monumenti, deturpare pareti, squarciare la bellezza. I ragazzini-vandali non danno tregua. Colpiscono ovunque, dal centro a Vallemiano, dal Passetto a Capodimonte, passando per le Grazie. Sono gruppi diversi, ovvio, ma accomunati dalla stessa passione: la street art declinata nel modo peggiore, fra scarabocchi, insulti e dediche d’amore vergate dove non si dovrebbe, su colonne, muri e facciate di edifici pubblici. 

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Il raid

Il tour dell’orrore non può non partire dal Passetto, dove il Monumento ai Caduti è finito di nuovo nel mirino di un writer scatenato. Sul lato che guarda verso via Thaon de Revel l’anonimo “artista” ha scritto una frase poco comprensibile: “Ale è cattivo” o qualcosa di simile (lo sgorbio è in parte cancellato). Quattro telecamere inquadrano la centenaria opera dell’architetto Guido Cirilli, eppure non sono mai stati scovati i responsabili dei ripetuti raid avvenuti nel tempo. In compenso, la polizia è riuscita a fermare il vandalo che sabato sera ha imbrattato tutti i pilastri del parcheggio di Vallemiano, sotto l’asse nord-sud. Grazie alla segnalazione dei residenti, le Volanti hanno fermato e denunciato un 23enne con la bomboletta in mano: stava ancora decorando con vernice rossa il porticato, tra scritte goliardiche su Tony Tiong (il magnate asiatico futuro patron dell’Ancona) e insulti alla Digos. «È colpa mia, era solo un divertimento stupido», ha ammesso, scagionando gli amici che erano con lui. 

Polizia nel mirino

I murales contro la polizia vanno davvero di moda e l’acronimo “Acab”, vecchio slogan della cultura skinhead, si alterna a insulti ben più gravi, come quelli che un gruppetto di ragazzini delle Grazie ha realizzato al parco delle Staffette Partigiane, dove si sono divertiti pure a rompere i giochi per i bambini. Sì perché i vandali spaccatutto non si limitano a disegnare sui muri come fossero lavagne - in centro è pieno: basti vedere come sono ridotte le facciate dei palazzi e di edifici pubblici come la Corte dei Conti o il Tribunale dei Minori - ma vanno oltre, alzano l’asticella, superano i limiti della decenza. Ne sanno qualcosa gli abitanti di via Scosciacavalli: nel parco non c’è più un muretto sano perché il gioco che va per la maggiore è il lancio del mattone contro le case e i garage. Peggio va in vicolo San Marco con i suoi scorci mozzafiato, alle pendici di Capodimonte, rovinati dalla stupidità di baby teppisti che come piccoli Karate Kid si dilettano a distruggere i muretti con mosse da arti marziali, mentre tutti i muri di questo angolo storico della città sono stati imbrattati con la vernice-spray. E i writer irriducibili sono tornati pure in centro, nella Galleria Dorica: hanno lasciato le loro firme sulle colonne che danno su corso Mazzini, vanificando il faticoso intervento di pulizia che, dopo decenni, il Comune era riuscito ad eseguire in accordo con i condomini. 

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