La banda dei vaccini-fake incassava 5mila euro a settimana: per i Green pass fasulli anche clienti in Maserati

L'infermiere Emanuele Luchetti, in carcere per corruzione
L'infermiere Emanuele Luchetti, in carcere per corruzione
di Lorenzo Sconocchini
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Mercoledì 23 Febbraio 2022, 03:40 - Ultimo aggiornamento: 24 Febbraio, 10:33

ANCONA - Più che l’ideologia No Vax, che spingeva la clientela verso la postazione “A” del centro vaccinale Paolinelli, a motivare la banda del finto buco era l’obiettivo di lucrare su questa smania di ottenere il Green pass rinforzato senza farsi iniettare il siero anti-Covid. E nel giro di cinque settimane, quelle monitorate passo dopo passo da spycam e microspie della Squadra Mobile tra l’inizio di dicembre e l’8 gennaio scorso, l’infermiere infedele e i suoi sei intermediari avevano fatturato mazzette per 24mila euro, praticamente 5mila euro a settimana.

 

A tanto ammontano i sequestri disposti dal gip del Tribunale dorico Carlo Masini nelle due ordinanze che scandiscono l’operazione €uro Green Pass, l’indagine della polizia di Stato che ha stroncato un giro di finte vaccinazioni organizzato all’hub della Baraccola grazie alla disponibilità di un infermiere corrotto. Gran parte di quelle somme, 19.800 euro, andavano ad Emanuele Luchetti, “Lele” per gli amici e le compagne di Zumba, l’altra sua passione oltre alle mazzette.

Per almeno 40 giorni, ma chissà da quanto ci marciava prima che lo scoprissero, l’infermiere s’è fatto portare No vax verso la sua postazione, gli ha fatto saltare la coda fingendo che erano suoi pazienti al Centro di Salute mentale di Ancona, dove lavorava, e dietro il separè ha finto di iniettare vaccini, svuotando le siringhe nel cestino dei rifiuti.

Di clienti del sistema-Luchetti l’indagine della Mobile diretta dal vicequestore Carlo Pinto ne ha già individuati quasi un centinaio, molti in arrivo da altre regioni: 45 sottoposti ad obbligo di dimora dal 10 gennaio, con la prima tornata di misure cautelari, i 28 della seconda ordinanza, alcuni ancora da identificare e una dozzina di minorenni, finti vaccinati loro malgrado, portati lì da genitori No Vax.


Il fatturato della banda del finto buco era destinato a lievitare. In due settimane, tra la prima fase dell’inchiesta (chiusa in fretta per il pericolo che troppi green pass falsi contribuissero al contagio) e l’appendice a cavallo di Capodanno, per veder crescere il tariffario. Se prima bastavano anche meno di 300 euro, poi la mazzetta per il vaccino bluff arriva a 4-500 euro.

È il salto di qualità di cui Emanuele Luchetti, falconarese di 51 anni, parlava nelle intercettazioni confluite nella prima ordinanza. Sia con Carlo Miglietta, l’odontoiatra in servizio all’hub che ha finto di accettare la proposta di spartirsi le tangenti e intanto registrava tutto («in Austria chiedevano mille euro», gli sussurra un Luchetti ingolosito). Sia con il ristoratore civitanovese Daniele Mecossi, uno dei sei intermediari, quando progetta di puntare su clienti facoltosi («mica bancarellari...»).

Come quelli che l’8 gennaio, due giorni prima degli arresti, si radunano davanti allo stabilimento balneare di Maria Francesca Lattanzi, veterinaria e imprenditrice ora ai domiciliari come presunta intermediaria. Basta vedere le auto con cui, spiati dai detective della Mobile, procedono in colonna da Civitanova verso Ancona, attesi dalla siringa benevola di Luchetti: una Maserati, due Mercedes e una Range Rover. 


Più aumenta il fatturato, più Luchetti fatica a tenere la contabilità. Tanto che il 23 dicembre, dopo aver passato a Miglietta una busta con 2.400 euro (che l’odontoriatra consegnerà chiusa alla Mobile) gli gira bigliettino che, secondo il gip, «costituisce un vero e proprio pro-memoria delle fittizie vaccinazioni». Il “pizzino” riporta il numero delle persone riconducibili a diversi intermediari, 9 da Daniele (Mecozzi), 3 dalla “romana”, come Luchetti chiama la romena Daniela Maria Zeleniuschi, e 1 Fab, il canale riconducibile per la Procura al pensionato fabrianese Edmondo Scarafoni, ai domiciliari da lunedì Nella fase 1 dell’inchiesta l’infermiere veniva aggiornato sui flussi di cassa dalla fidanzata Liana Spazzafumo - per inciso: funzionaria dell’Ars addetta all’analisi dei dati epidemiologici - che esultava non immaginando di essere intercettata. «Sei arrivato a diecimila e oggi è il 7 di dicembre, io te l’avevo detto, lo fai prima». Alludono forse a un appartamento. «Tutto si pensava - risponde “Lele” - tranne che in un anno io compravo la casa. Fino a ieri piangevo che non gliela facevo a pagare 100 euro».
Nella seconda puntata dell’inchiesta, compare un’altra dama a cui l’infermiere si appoggia per nascondere le mazzette. E’ Silvia Schiavo, istruttrice di Zumba nella palestra frequentata da Luchetti, sottoposta a obbligo di dimora come beneficiaria del finto vaccino. Il 31 dicembre i poliziotti che li intercettano in ambientale su un’auto sentono che Luchetti sta contando banconote. «Ti posso lasciare un po’ di soldi? Sono 1.200 euro, così arriviamo a 6.000. o 7.000 non mi ricordo quant’è...».

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