Umiliava e prendeva a cinghiate le figlie: un inferno in casa, papà orco a processo

Martedì 11 Febbraio 2020
Umiliava e prendeva a cinghiate le figlie: un inferno in casa, papà orco a processo

ANCONA - Insulti, apprezzamenti fisici non adeguati, soprusi, botte con lacci e cinture inferte alle figlie adolescenti. Sono queste le accuse che la procura ha mosso nei confronti di un operaio iracheno di 50 anni, finito sotto la lente del pubblico ministero Serena Bizzarri dopo la segnalazione dei servizi sociali che avevano preso in carico la situazione della famiglia. Ieri mattina, l’uomo è stato rinviato a giudizio dal gup Francesca De Palma per maltrattamenti in famiglia. L’imputato dovrà difendersi davanti al collegio penale a partire da settembre 2020. 

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Troverà come parti civili sia le figlie (all’epoca dei fatti una aveva 14 e l’altra 12 anni) che l’ex moglie, una donna anconetana. Le tre sono rappresentate dagli avvocati Jacopo Saccomani e Laura Catena. Il procedimento contro il 50enne è stato avviato nell’autunno del 2018, dopo la segnalazione dei servizi sociali agli inquirenti. Alle operatrici le adolescenti avevano reso noto un quadro caratterizzato dalla violenza e dalla paura, materializzatesi a causa dei comportamenti tenuti dal padre nei mesi precedenti. Stando all’imputazione, l’uomo avrebbe reso impossibile il rapporto tra le figlie e la sua nuova famiglia, con l’imposizione di ordini e punizioni. Le figlie, parlando prima con i servizi sociali e poi con gli inquirenti, avevano riportato dei rimbrotti e degli insulti continui: «Sei una p…, sei una figlia di p…» avrebbe detto loro l’imputato. E poi, ci sarebbero state anche le botte. Impartite, secondo l’accusa, a mani nude o attraverso lacci e cinture.

L’uomo (che non avrebbe neanche rispettato le condizioni del mantenimento stabilite dal tribunale a fine 2017) è anche accusato di aver infastidito entrambe le figlie, additandole con apprezzamenti pesanti riguardanti il loro aspetto fisico. Tutto ciò sarebbe sempre avvenuto quando la madre – ex moglie dell’imputato – non era presente. Con l’inizio del procedimento penale a carico del 50enne e gli accertamenti compiuti dalla Squadra mobile della questura dorica, il Tribunale dei Minori aveva deciso di sospendergli la potestà genitoriale. Ora, dovrà attendere sette mesi per cercare di chiarire la sua posizione, almeno dal punto di vista penale. La difesa ha deciso di non procedere con riti alternativi, essendo decisa a smontare le accuse a dibattimento, servendosi anche dei testimoni. Le parole delle figlie, principali accusatrici del 50enne, sarebbero evanescenti e prive di prove. Non essendoci stato un incidente probatorio in fase preliminare, le due presunte vittime dovranno venire a testimoniare in aula per confermare quando detto in prima battuta contro il padre. Ieri, durante l’udienza per il rinvio a giudizio, era presente l’ex moglie. 

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