Scontro sulla ferrovia, stoccata di Simonella a Bocchini: «Lungomare intoccabile»

Scontro sulla ferrovia, la stoccata di Simonella a Bocchini: «Lungomare intoccabile»
Scontro sulla ferrovia, la stoccata di Simonella a Bocchini: «Lungomare intoccabile»
di Maria Cristina Benedetti
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Lunedì 4 Luglio 2022, 06:05 - Ultimo aggiornamento: 07:08

ANCONA  - Ferma le bocce, Ida Simonella. «Qual è la posizione di Confindustria? Procedere o ricominciare daccapo per trovare una soluzione diversa sull’Ultimo miglio?». L’assessore dorico al Porto sposta dal piano dei proclami a quello dell’agire il rischio-collisione, alimentato dal presidente Pierluigi Bocchini, tra industriali e Comune.

Sull’arretramento dei binari avanza al motto: fatti e punti fermi. «Sul fronte delle infrastrutture ferroviarie tre sono le priorità di Ancona, frutto di anni di progettualità e di lavoro intenso», inizia con il liberare il campo. Converte poi il contenuto di un post provocatorio - «la sindaca Mancinelli non è interessata all’arretramento per la sua città» - in un elenco ordinato per gradi d’importanza. Primo: «Lungomare Nord. La rettifica della linea della strada ferrata, che consentirà la velocizzazione, è operazione propedeutica per il raddoppio della Flaminia e la realizzazione dell’Uscita a nord». Stringe sui tempi: «Siamo a un passo dal progetto esecutivo e pochi giorni fa è stato presentato il definitivo della strada dall’Anas in Regione, salutato da tutti come un momento atteso da decenni».


I fattori 
È qui che pretende chiarezza, l’assessore: «Qual è la posizione di Confindustria? Procedere o ricominciare?». Il secondo fattore preminente è diretta conseguenza del primo. «Ancona - dà voce all’evidenza - ospita il più grande porto merci del medio-basso Adriatico, sia lato Italia sia orientale. È il terminale di due grandi corridoi europei». Quasi si sfoga: «È un po’ diversa la situazione del capoluogo rispetto ad altre realtà delle Marche». Riallaccia il filo del ragionamento: «Stiamo potenziando i binari di formazione-treno per sostenere l’intermodalità ferro-mare. Le merci debbono uscire sui convogli dallo scalo marittimo, dal centro della città? Oppure deve passare tutto su strada?». Torna a sollecitare Confindustria: «Sì o no allo sviluppo intermodale?».

Esige rigore
Corre ancora lungo la linea del mare, la Simonella, per poi ripiegare all’interno, in direzione Roma. Arriva così alla terza priorità, alle antiche spine della Orte-Falconara. «Il vero limite ai collegamenti della Dorica», taglia corto. La contrapposizione di bandiera, sembra sottintendere, no, non passerà. «Se esiste un programma di arretramento totale della linea ferroviaria, di costruzione di una nuova, interna, aggiuntiva - mi pare di no dalle parole del ministro, ma potrei sbagliarmi - immagino che sia un progetto da sistema Paese. Se sì, si proceda pure». A un patto: non smontare l’esistente. «Se la questione è rimettere in discussione tutto, la velocizzazione della linea e l’Uscita a nord con l’isolamento del porto, mi sembrerebbe una situazione sclerotica». 


L’incontro 
Ferma le bocce, l’assessore. Lo reclama. «Chiederemo al direttivo di Confindustria un incontro, per chiarirci su questi progetti concreti che stiamo portando avanti con fatica, insieme a Regione e Autorità di sistema portuale. Ci sono già gli impegni finanziari dello Stato: quasi 200 milioni». Trattiene ancora il boccino, per un’ultima riflessione sui treni merci. «Il corridoio adriatico da Ancona in su, non in giù, è già un passaggio ad alta capacità. Il migliore d’Italia». Lo dimostra sul campo: «Quando la galleria di Cattolica venne adeguata a sagoma più performante, l’ultima strozzatura fu eliminata». Il vero dramma, secondo lei: «Pochi treni merci vi transitano e quasi nulla dalle Marche: gli unici erano della Merloni Elettrodomestici e per far viaggiare il carbone dal porto alla centrale Enel in Umbria». Passato remoto e spiega il perché: «Il costo del servizio non è competitivo rispetto alla strada e per di più manca il sostegno a operazioni di abbattimento delle tariffe. In Italia si fa pochissimo. Lo fa il solo Friuli Venezia Giulia, mettendoci milioni e milioni l’anno. Sul porto di Trieste funziona alla grande. Per il resto niente, almeno per ora». Libera le bocce, si torna in partita. 

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