La crisi del mattone, i costruttori: «Materie prime introvabili, impossibile rispettare i contratti. Prezzi alle stelle, meglio stare fermi»

Un cantiere edile
Un cantiere edile
di Stefano Rispoli
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Martedì 8 Marzo 2022, 07:00

ANCONA - Il ferro? Introvabile. Il calcestruzzo? Costosissimo. Le materie plastiche? Un salasso. Per non parlare del gasolio, schizzato alle stelle, e dei conglomerati bituminosi. Uno dietro l’altro, tutti i fattori che compongono la voce “costruzioni” hanno visto lievitare i prezzi. E il settore, adesso, annaspa. Lo dicono sottovoce, gli imprenditori edili, ma in questo momento è meglio star fermi che avviare i cantieri.

 

«Dispiace dirlo, ma a queste condizioni conviene non lavorare» riconosce Fabio Fiori, titolare della Fiori Costruzioni Snc e presidente del collegio di Ance Ancona, organismo di rappresentanza degli imprenditori edili. «Il problema, per molte imprese associate con noi, è portare a termine i contratti firmati due o tre anni fa. Non sono in grado di sopportare oscillazioni di prezzo così importanti e le gare d’appalto stanno andando deserte. Tra Covid e crisi, inoltre, le nuove consegne viaggiano con almeno 5-6 mesi di ritardo». Colpa dell’inflazione. «Certi materiali hanno subito un incremento del 300%: il Governo è intervenuto aggiornando i prezziari per i lavori da appaltare nel 2022, ma quelli aggiudicati nel 2020 a queste condizioni non si possono realizzare. Non riceviamo le materie prime perché la speculazione del Superbonus 110% ha generato una richiesta enorme che le ditte non riescono a soddisfare - sottolinea Fiori -, e adesso ci si è messo anche il caro gasolio a seguito della guerra in Ucraina: se nel 2020 lo pagavamo 90 centesimi senza Iva, l’ultimo scarico ha toccato quota 1,43. Così è impossibile andare avanti». 


Le concause
L’inflazione scatenata da Covid, bolla dei bonus e conflitto russo-ucraino ha messo in ginocchio i costruttori. Marco Mariotti (Mariotti Costruzioni Srl) fa l’elenco della spesa. «Il ferro da carpenteria che nel 2020 pagavamo 60 centesimi al chilo ora viene un euro e 15 - dice -. Il calcestruzzo è salito da 62 a 80 euro a metro cubo. Un cappotto termico, che prima veniva sui 50-60 euro a metro quadrato, ora sta a 120 euro. E una tonnellata di conglomerato bituminoso oggi costa quasi 20 euro in più. Tutto questo si ripercuote sui costi di costruzione che un’impresa deve affrontare: da 1.700 euro a mq del 2019 siamo saliti ai 2.400 euro». Senza contare la dilatazione dei tempi per la consegna dei lavori. «Si fa fatica a onorare i contratti acquisiti un anno e mezzo fa, si rischia di lavorare in perdita. In più, facciamo tanta fatica a trovare manodopera specializzata». 


Le soluzioni 
Come uscirne? «Lo Stato dovrebbe ricorrere alla revisione prezzi - sostiene Mariotti - per contenere l’eccessiva fluttuazione dei prezzi di mercato, come si faceva negli anni ‘80. Oppure si promuova una defiscalizzazione del costo del lavoro». Conferma e sottoscrive Cesare Davanzali (Fimac Costruzioni Srl): «Il Governo e le amministrazioni pubbliche dovrebbero introdurre un meccanismo di adeguamento dei prezzi perché in questo momento conviene non dar luogo ai contratti esistenti - spiega il presidente di Cassa Edile -. I bonus, poi, sono stati gestiti male: dovrebbero essere meno significativi ma strutturali perché l’edilizia richiede tempi lunghi e programmazione. La guerra in Ucraina è stato il coronamento di una serie di problemi preesistenti, acuiti dall’aumento dei costi dell’energia che incidono sia sulla produzione e trasporto delle materie prime e dei semilavorati. Basti pensare agli infissi: ci sono aziende che ricevono l’ordine ma non garantiscono più la consegna. E se aggiungiamo che si fa una gran fatica a reperire personale qualificato, il quadro della crisi è completo». 

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