«Lasciatemi morire». Il 43enne tetraplegico chiede il suicidio assistito e denuncia l’Asur

Il tesoriere Marco Cappato e l avvocato Filomena Gallo
Il tesoriere Marco Cappato e l’avvocato Filomena Gallo
di Federica Serfilippi
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Venerdì 27 Agosto 2021, 03:35 - Ultimo aggiornamento: 08:35

ANCONA  - «Abbiamo deciso di sporgere querela contro l’Asur, inadempiente dopo l’ordinanza del tribunale di Ancona. Il momento è ormai maturo per un procedimento penale perché Mario sta vivendo una tortura a causa dell’inerzia dello Stato e della Regione Marche». Mario (nome di fantasia) è il tetraplegico marchigiano, disabile dal 2010 per un incidente stradale, che da un anno ha avviato una battaglia legale affinché gli venga riconosciuto il diritto al suicidio assistito. 


Lo scorso 9 giugno il tribunale ha imposto all’azienda sanitaria di valutare le condizioni fisiche e psicologiche del paziente per farlo accedere eventualmente all’eutanasia. In questi due mesi e mezzo, però, non è successo nulla. Neanche dopo la diffida inviata all’Asur dai legali di Mario, dell’associazione Luca Coscioni. Di qui, la scelta di presentare una denuncia in procura contro l’azienda sanitaria, nella persona del direttore generale Nadia Storti. L’ipotesi di reato: omissione di atti d’ufficio.

I dettagli dell’azione legale sono stati resi noti ieri mattina in piazza Cavour, vicino al gazebo dell’associazione Coscioni allestito per le firme del referendum sull’eutanasia legale. «L’auspicio – ha detto l’avvocato Filomena Gallo – è che le indagini possano portare all’individuazione di tutti i soggetti apicali che hanno responsabilità e di altri eventuali reati, oltre all’omissione di atti d’ufficio. Mario è sottoposto a una condizione di sofferenza contro la sua volontà, contro la legge e contro la sentenza della Corte Costituzionale (depositata nel novembre 2019, ndr), che deve essere applicata».

A invocare il diritto di Mario, anche il tesoriere dell’associazione Coscioni, Marco Cappato, il cui cognome è indissolubilmente legato alla sentenza della consulta, dopo il caso di dj Fabo, “aiutato” a morire in una clinica svizzera nel 2017. «Mario – ha raccontato Cappato – mi contattò nel giugno del 2020, quando già aveva preso i contatti con la Svizzera. Sarebbe potuto partire il settembre di quell’anno per cercare l’esilio della morte. Se non lo ha fatto, è esclusivamente perché è stato informato sulla possibilità di agire legalmente nel suo paese e nella sua regione. Questa mattina (ieri, ndr) l’ho incontrato: sta prendendo tutte le medicine e sta seguendo in maniera rigorosa i protocolli medici. Non si sta lasciando andare, ma sta combattendo. Pretende con forza, caparbietà e serenità di ottenere un suo diritto. Mi ha detto che vuole andare fino in fondo».

A piazza Cavour, tra vari esponenti politici del centro-sinistra (presente l’ex senatrice Silvana Amati), c’era anche il capogruppo dem in Regione Maurizio Mangialardi: presenterà in Consiglio regionale un’interrogazione sul caso Mario all’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini. 

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