Sos evasione e crediti, ecco come il Comune di Ancona dice addio a 49 milioni

Giovedì 26 Maggio 2022 di Maria Cristina Benedetti
La sede del Comune di Ancona

ANCONA - Un fardello da 49 milioni di euro. Sulle spalle del Comune pesa l’incasso perduto di somme dovute, un carico che s’è stratificato negli anni. Alla voce Fcde, acronimo per “Fondo crediti di dubbia esigibilità”, sintetizzato in sigla nel rendiconto della gestione per l’esercizio finanziario, c’è un mondo di quote mai pagate: tasse, rette di asili nido, affitti e canoni, mense scolastiche, multe. Nell’elenco di quel vuoto a perdere finiscono anche i mancati recuperi dell’evasione tributaria.

 

Tant’è che l’imposta sui rifiuti compare due volte nella griglia a 17 voci del 2021: in una sono scritti gli oltre 17 milioni in meno che corrispondono al 15% fisiologico di chi non salda il conto; nell’altra compaiono 1,9 milioni mai ritrovati in seguito all’azione di accertamento. 

La prospettiva 
«Sono anni che ci trasciniamo dietro quel carico. Da sempre». Ida Simonella converte il dato negativo in una prospettiva ancora più amara. «Il vero punto dolente è che incide sulla spesa corrente». La sostanza: «Sono servizi in meno per la città». L’assessore dorico al Bilancio spiega il meccanismo: «Lo Stato ci obbliga a detrarre, dal documento contabile di previsione, la cifra dovuta ma che s’ipotizza non entrerà mai in cassa. Un numero che si ricava dalla media dei cinque anni precedenti». La Simonella abbandona il tracciato teorico per la messa in pratica. «Dal budget di quest’anno abbiamo dovuto sottrarre 7 milioni di euro». 


I controlli 
Si torna ai tempi pre-Covid sul fronte degli accertamenti. Al capitolo “evasione tributaria” il Comune di Ancona evidenzia che nel 2021 sono mancati all’appello 5,5 milioni, proprio come nel 2019. La differenza tra i due periodi sta tuttavia nella capacità di recupero di quelle somme che, tra Imu, Ici e tassa dei rifiuti, non sono entrate in cassa poiché non sono mai state richieste. Nell’anno appena trascorso sono stati riscossi 2,9 milioni, il 53%, nel 2019 erano 2,4 milioni.

«In questo caso è un’operazione di incrocio di banche dati da parte di AnconaEntrate. Si tratta di individuare bollettini mai inviati a soggetti che non hanno mai dichiarato, per esempio, appartamenti che occupano. Dichiarazioni false o sbagliate». In questa categoria-fantasma rientrano i furbetti, ma per essere clementi anche gli smemorati. Non pervenuti i meno fortunati, coloro che proprio non hanno le possibilità per sostenere la spesa. «Le fasce deboli vengono intercettate prima dai nostri Servizi Sociali. Per alcune con reddito molto basso l’esenzione è pressoché totale».

L’assessore non dimentica neppure chi è uscito molto indebolito economicamente da questi due anni di ristrettezze da pandemia. «Quest’anno abbiamo sospeso le agevolazioni Tari per le imprese, ma non per le famiglie». Torna a battere su un punto: «Le entrate non riscosse non costituiscono indebitamento, sono di fatto anticipatamente sottratte alla capacità di spesa per l’ente. Tradotto, fin dal preventivo noi dobbiamo escludere dalla spesa, e dunque da possibili servizi, quello che mediamente negli anni passati non abbiamo riscosso».

Non si arrende. «Naturalmente ci attiviamo costantemente per recuperare quelle cifre, e restiamo tra i Comuni con le migliori percentuali di riscossione. Ma una fetta non riscossa c’è ed è un peccato». Il suo rammarico: «Se tutti pagassero il dovuto, i servizi offerti ai cittadini sarebbero di più e di migliore qualità: più risorse per manutenzioni, verde, scuole. Mediamente ogni anno invece abbiamo 5/7 milioni disponibili in meno». Il fardello, appunto.

 

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