Il patto sui social fra tra le baby gang: «C’è un torto da vendicare». Sette ragazzini fermati dai carabinieri tra la folla in centro

Lunedì 11 Gennaio 2021 di Emanuele Coppari
I carabinieri sabato pomeriggio in centro ad Ancona

ANCONA - Sono andati a scovarli nella tana dei social, hanno frugato nelle frasi mozzate dello slang adolescenziale delle baby gang, saltando da Instagram a Messenger. E lo sguardo si è fermato sul messaggio giusto: «Andiamo ad Ancona a regolare i conti».

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Il d-day: sabato 9 gennaio, in centro. A quel punto è suonato l’allarme, l’Arma ha serrato le file per giocare d’anticipo e preparare la sorpresa alle baby gang. Strategia perfetta: maxi rissa evitata, sette giovani identificati. E addio vendetta, almeno per ora. Perché resta da lavare con il sangue un torto subito lunedì 4 gennaio, quando in piazza Roma e piazza Cavour sono divenute teatro di un confronto in due round. 

La premessa 
Nel tardo pomeriggio di quel turbolento 4 gennaio se le sono date di santa ragione per poi scappare a gambe levate. Qualcuno le ha prese di brutto, a giudicare dalle chiazze di sangue nella zona di piazza Cavour, un violento confronto tra giovanissimi, almeno una ventina, molti dei quali minorenni. C’è chi li ha visti correre a frotte da una piazza all’altra, passando per corso Garibaldi, urlando: «L’hanno picchiato in dieci, adesso li ammazziamo». Gli investigatori pensano che si fossero fronteggiate due bande, e quella uscita sconfitta aspettava il momento del castigo. «Dobbiamo fargliela pagare», era l’ordine per guarire l’orgoglio ferito.


Il piano
Il gruppetto, che staziona nella zona di Brecce Bianche, per soddisfare la sete della vendetta, ha cercato rinforzi, chiamando a raccolta baby falangi in provincia e anche fuori. Sabato per riaffermare la supremazia sulla piazza dei bulli sarebbero dovuti arrivare da Chiaravalle e - soprattutto - da Macerata, dove si sono mossi addirittura in trenta. I carabinieri li marcavano stretti, hanno intercettato frammenti del piano d’attacco, e quando hanno avuto la conferma sono passati alla controffensiva. Sabato pomeriggio hanno presidiato il capoluogo da nord a sud, con il coordinamento del Norm agli ordini del capitano Vittorio Tommaso De Lisa. Le pattuglie dislocate nella zona di Falconara, piazzate su incroci strategici e fermate dei bus, hanno scoraggiato la banda in arrivo da Chiaravalle, costringendo a disperdersi nelle viuzze i bulletti diretti nel centro di Ancona. Il gruppone di Macerata ha invece invaso il cuore del capoluogo, dove si è concentrata anche la task force dell’Arma: 22 uomini in 11 pattuglie di cui 7 in divisa e 4 in borghese. Proprio i carabinieri in abiti civili, sparpagliati nello struscio di piazza Cavour e corso Garibaldi, hanno preso in trappola i teppisti che si aggiravano nella folla. 


La direttrice piazza Cavour-corso Garibaldi-piazza Roma era in stato d’assedio. Auto delle forze dell’ordine, divise ovunque: una caccia all’uomo, anzi ai giovanotti che giocano a fare i piccoli delinquenti. Un mini esercito di carabinieri- in centro erano schierati per i controlli anche poliziotti e agenti della municipale - hanno blindato il centro, frugato nello sguardo degli adolescenti per incrociare la folgore di cattiveria di ragazzini terribili, avvicinato minorenni anche solo sospetti, puntando il faro della torcia sugli occhi per cogliere lo stesso flash dei bulli ripescati dagli abissi dei social, facendo balzare al petto il cuore dei tanti giovanissimi innocenti che erano a passeggio con il volto coperto dalla mascherina, ma solo per proteggere sé e gli altri dal Covid. 

La paura
Un modo indiretto di seminare il terrore, la prova pratica del pressing asfissiante - anche psicologico - di combriccole che fanno del sopruso la loro poetica, della violenza uno stile di vita. «Ragazzi attenti, potrebbero esserci gli sbirri», ha urlato uno. E ha tradito gli altri. Perché i militari in borghese, erano più vicini di quanto pensassero, e li hanno sentiti. È scattata la retata. I carabinieri ne hanno intercettati tantissimi, cercavano quelli di Macerata, in molti nel caos sono riusciti a fuggire. Ne hanno fermati sette tra la galleria Dorica e piazza Cavour. Sei erano di Macerata e uno di Ancona, un 16enne magrebino proprio di Brecce Bianche, e collegato al coetaneo trovato con il coltello nello zaino e denunciato. 

Le indagini 

Gli investigatori ritengono sia il capo del gruppo maceratese, quello che ha raccolto la richiesta d’aiuto da Ancona, e ha organizzato il mordi e fuggi: «Andiamo a picchiare, senza sapere neppure i motivi. C’è da fare un piacere, il boss si muove. Lui tiene i contatti con Ancona, dove la guardia resta ancora molto alta e a spartirsi il territorio sono gruppi di italiani, ma anche albanesi, magrebini e Rom - per lo più tra i 15 e i 18 anni - che ci mettono un niente ad accendere zuffe. Pronti anche alle trasferte, partendo da casa con una lama nello zaino e negli occhi il lampo da giustizieri. «Ma adesso gli stiamo sopra», avvertiva ieri un graduato dell’Arma. 

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