Appalti con il trucco in Comune, in dodici sono a rischio processo. Carte false per lavori fantasma

Giovedì 4 Febbraio 2021 di Federica Serfilippi
La polizia davanti al Comune di Ancona

ANCONA - Carte false per attestare l’esecuzione di lavori liquidati dal Comune, ma eseguiti parzialmente o non realizzati affatto. È questa una delle accuse ricorrenti nell’avviso di conclusione delle indagini relative alla maxi inchiesta che nel novembre 2019 aveva fatto tremare Palazzo del Popolo, con perquisizioni e atti finiti sotto sequestro.

 

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Nel mirino degli inquirenti, una serie di presunte irregolarità nella gestione del denaro pubblico e inerenti all’affidamento di opere manutentive. 

Le indagini
In origine erano indagate una trentina di persone, tra cui vari dirigenti comunali e quattro assessori. Sono rimasti in dodici: otto imprenditori e quattro dipendenti di Palazzo del Popolo. In quest’ultimo gruppo rientrano l’assessore ai Lavori Pubblici Paolo Manarini, l’ingegnere Maurizio Ronconi, i geometri (all’epoca dei fatti in servizio al comparto Manutenzioni, Frana e Protezione Civile) Gabriele Gatti e Simone Bonci. Quest’ultimo era stato arrestato con quattro imprenditori per corruzione aggravata con l’accusa di aver creato un sistema basato sull’affidamento “facile” di lavori in cambio di tangenti, lavori edili e prodotti hi tech. Nel filone bis, la corruzione non è mai stata contemplata. Ma compaiono gli imprenditori legati a Bonci: Tarcisio Molini, Carlo Palumbi, Marco Duca e Francesco Tittarelli. 

Le accuse
Tre le ipotesi di reato, contestate a vario titolo: abuso d’ufficio, truffa e falso ideologico. All’assessore viene attribuita solo quest’ultima fattispecie in concorso con Bonci, Ronconi e tre imprenditori per aver – dice la procura – falsificato la data dell’affidamento di alcuni lavori (circa 55mila euro) al Passetto, spostandola da gennaio 2019 a dicembre 2018. Un salto temporale finalizzato, secondo gli inquirenti, all’ottenimento dei fondi pubblici che, altrimenti, sarebbero andati persi. Alla ditta Mafalda erano stati affidati i lavori per la sistemazione delle stradine che portano agli ascensori del Passetto (circa 88mila euro).

I lavori nel mirino
Stando alla procura, in corso d’opera, alla ditta sarebbero stati affidati ulteriori lavori complementari all’appalto principale, per cui non c’era copertura finanziaria. La soluzione per pagare il surplus? Per l’accusa, la predisposizione di atti falsi (delibere, stati di avanzamento, decreti di liquidazione) relativi all’affidamento e all’esecuzione di opere parzialmente o mai eseguite, come interventi manutentivi ai cimiteri di Candia, Pinocchio e Tavernelle o l’impermeabilizzazione del parcheggio Traiano. Opere dal costo totale di circa 82mila euro, da cui Molini (amministratore di fatto della Mafalda) avrebbe ottenuto un vantaggio di oltre 30mila euro. 
Lo stesso schema sarebbe stato ripetuto con la Procaccia, ditta vincitrice dell’appalto per la riqualificazione dell’area dei laghetti. Per gli inquirenti, ulteriori opere richieste (112mila euro) non avrebbero trovato capienza all’interno del quadro economico del progetto (circa 452mila euro) e sarebbero state liquidate con atti da ritenersi falsi e legati all’affidamento di lavori cimiteriali mai realizzati e costati all’amministrazione circa 36mila euro. 

I sovrapprezzi
Tra le altre contestazioni, quella di aver pagato lavori con un importo più alto rispetto al loro reale valore. È il caso della sistemazione del terreno nell’area dei laghetti (pagata 3mila euro in più per la procura a Tittarelli) e della recinzione della scala d’accesso alle piscine (4mila euro a Duca): il sovrappiù sarebbe riferibile all’accordo corruttivo tra Bonci e gli imprenditori compiacenti. 

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