«Giudice mi aiuti, il mio ex mi perseguita». Il Tribunale la accontenta: condannato lo stalker irriducibile

Giovedì 25 Novembre 2021 di Federica Serfilippi
Lo stalker è stato condannato a 2 anni e 4 mesi

ANCONA - Nonostante il divieto di avvicinamento all’ex moglie, avrebbe comunque continuato a perseguitare la donna, minacciandola e facendosi trovare nei luoghi da lei frequentati. «Vivevo nell’ansia e nella paura, mi sentivo agli arresti domiciliari, dato che avevo il terrore di uscire e incontrarlo» aveva detto la vittima, una 51enne di origine peruviana, nel corso della scorsa udienza, quando si era rivolta con le lacrime agli occhi al giudice Carlo Cimini: «La prego, mi aiuti, ho paura che questa persona (che nel frattempo ha lasciato Ancona, ndr) torni per farmi del male». 

 


Ieri è arrivata la condanna: due anni e quattro mesi per stalking. Si è trattato del secondo procedimento che l’uomo, un boliviano di 52 anni, ha affrontato per fatti analoghi. Una prima condanna, diventata definitiva qualche anno fa, è già stata scontata in carcere. Anche allora, vittima era la sua ex coniuge, tampinata in maniera ossessiva dopo la fine del matrimonio. Lei ieri era parte civile con l’avvocato Laura Catena. Lui era difeso d’ufficio dal legale Donatella Baleani. «Ha smesso di perseguitarmi solo quando era in cella» aveva detto la donna quando era stata ascoltata in aula. Nel periodo compreso tra giugno e agosto 2018 aveva sporto quattro denunce contro l’ex marito a causa delle continue persecuzioni. «Dove andavo, me lo ritrovavo sempre intorno. Facevo una vita invivibile – aveva raccontato la vittima -. Ogni volta mi si avvicinava e mi minacciava di morte: “Me la pagherai, prima o poi”, “Vedrai che non riderai più”. Ripeteva queste minacce anche davanti ai nostri figli»

. Nell’estate del 2018, la donna ha raccontato di aver «vissuto nell’ansia e nella paura: mi aveva praticamente messo ai domiciliari, perché non potevo uscire di casa tranquillamente. Veniva anche al supermercato, o mi passava davanti, a bordo dello scooter, quando aspettavo l’autobus. Anche i miei figli non volevano più uscire, neanche per andare al parco vicino casa». 


La 51enne, all’epoca dei fatti, viveva nella prima periferia della città e sull’imputato pendeva l’obbligo di non avvicinarsi alla vittima. A giugno 2018 lei aveva trovato l’auto manomessa: «La serratura – aveva raccontato – era forzata, alcuni cavi erano scollegati e c’era un forte odore di benzina. Ho chiamato un’amica per sapere cosa fare e mi ha detto che qualcuno aveva appena incendiato la sua vettura». La denuncia era stata sporta contro ignoti, ma il pensiero era andato all’ex marito. «Ad agosto, mentre uscivo da casa di una parente, a Falconara, ho trovato il mio ex all’interno della mia auto. Appena mi ha vista, è venuto contro di me per insultarmi e minacciarmi. Si è messo di mezzo nostro figlio per difendermi». 

 

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