Ucciso dall'amianto 28 anni dopo la pensione: un milione di risarcimento ai familiari del ferroviere

Giovedì 3 Dicembre 2020 di Federica Serfilippi
Il palazzo di giustizia di Ancona

ANCONA - Ucciso dall’amianto 28 anni dopo la pensione, dopo aver lavorato per più di 20 come ferroviere: maxi risarcimento riconosciuto agli eredi. È di poco inferiore al milione di euro la cifra stabilita dal giudice civile, sezione lavoro, Tania De Antoniis, al termine del procedimento portato avanti dai familiari di un anconetano morto l’11 gennaio 2016 a causa del mesotelioma pleurico, malattia direttamente riconducibile all’esposizione alle fibre di amianto. 

 

 

L’uomo è spirato all’età di 80 anni, pochi mesi dopo aver ricevuto la terribile diagnosi della patologia che colpisce soprattutto l’area dei polmoni. Aveva smesso di lavorare come manovratore dei treni nel 1988. Il tribunale ha stabilito che dovrà essere Rete Ferroviaria Italiana a risarcire i parenti prossimi dell’ex ferroviere: moglie, due figli e altrettanti nipoti. 
I familiari sono stati assistiti nella causa civile dall’avvocato Rodolfo Berti. La stessa società dovrà rimborsare all’Inail (circa 200mila euro) la rendita erogata alla famiglia della vittima. La storia lavorativa dell’anconetano nelle ferrovie è iniziata nel 1962. Inizialmente, l’uomo era stato impegnato come manovale e manutentore a Milano, prima alla stazione di Porta Romana e poi a Porta Vittoria. In un secondo momento era stato spostato all’approvvigionamento merci. C’era stato il trasferimento a Foligno, infine nella sua città natale: Ancona. Nel capoluogo dorico, l’operaio si era specializzato nell’attività di manovratore. In pratica, accompagnava i convogli che trasportavano merci dalla stazione centrale fino alla marittima e ai cantieri navali. Durante le frenate dei convogli – stando a quanto emerso - avrebbe respirato la polvere d’amianto, rilasciata dai dischi e dai ferodi. Anche come manovale sarebbe entrato in contatto con le fibre killer per aver svolto attività prolungate all’interno delle locomotive. 

L’operaio era andato in pensione nel 1988. La terribile diagnosi, che equivale a una condanna alla morte (spesso lenta e feroce), risale al luglio 2015. Il mesotelioma lo ha stroncato sei mesi dopo, gettando nella disperazione i suoi familiari. Non è la prima volta che RFI viene condannata a risarcire i parenti più prossimi dei suoi ex dipendenti. Lo scorso anno, il tribunale aveva stabilito il risarcimento in solido con Fincantieri (circa un milione di euro) nei confronti degli eredi di un operaio deceduto a 78 anni. L’uomo aveva lavorato sia come ferroviere, che come manutentore navale e nella sezione torneria. In entrambi i lavori, secondo il giudice, aveva respirato l’amianto. 

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