Niente domiciliari per l'untore dell'Hiv, richiesta respinta: ma Pinti sta male e dovrà andare in ospedale

Giovedì 25 Marzo 2021 di Federica Serfilippi
Respinta la richiesta dei domiciliari per Claudio Pinti

ANCONA - Respinta l’istanza per applicare a Claudio Pinti la misura degli arresti domiciliari. Ma presto, il 38enne jesino condannato sia in primo che in secondo grado a 16 anni e 8 mesi di reclusione per aver trasmesso dolosamente l’Hiv a due ex compagne, dovrà lasciare Rebibbia: le sue condizioni di salute sono gravi e potrebbero peggiorare se non si interviene in maniera tempestiva.

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Sarà una struttura ospedaliera a trattare Pinti. È, in sintesi, la disposizione del Corte d’Appello di Ancona, interpellata dal difensore Massimo Rao Camemi che aveva chiesto per il suo assistito la revoca dalla misura cautelare del carcere e l'applicazione dei domiciliari. 


L’istanza, l’ennesima presentata dal legale, era stata depositata dopo un ulteriore peggioramento delle condizioni di salute di Pinti, aggravate anche dalla sua decisione di ridurre (come forma di protesta legata alla mancata scarcerazione) l’apporto quotidiano di acqua e cibo e di sospendere l’assunzione di farmaci antiretrovirali per contrastare l’infezione da Hiv. La Corte d’Appello ha disposto «di non accogliere, allo stato, l’istanza di sostituzione della misura cautelare con gli invocati arresti domiciliari», si legge nel provvedimento in cui i giudici invitano il comparto sanitario di Rebibbia ad individuare «con la massima sollecitudine la struttura in grado di gestire lo stato di salute del Pinti in regime ospedaliero di medicina generale». 


In una perizia medica redatta dal dottor Andrea Mancini, sollecitato dai giudici di via Carducci, è stato indicato lo Spallanzani di Roma. «Il perito ha ribadito l’impercorribilità degli arresti domiciliari in ambiente familiare e quindi senza la previsione di uno stretto controllo medico-farmacologico stante le condizioni del paziente per assenza di controllo dei parametri vitali e della patologia di base (Aids)». Inoltre, i servizi psichiatrici del carcere hanno rilevato come Pinti «abbia pianificato un progetto di auto-soppressione», indicando anche una data «per porre in atto il gesto finale» «quale forma di protesta per motivi legati al mancato accoglimento delle precedenti istanze».

Il 38enne risulta essere sorvegliato a vista in una cella priva di suppellettili e oggetto continuo di consulti psichiatrici. Non appena la direzione sanitaria del carcere individuerà una struttura ospedaliera adatta, scatterà il trasferimento di Pinti nel caso le sue condizioni dovessero ancora peggiorare. In riferimento alla morte dell’ex convivente Giovanna Gorini, madre di sua figlia, è stato condannato per omicidio volontario. Per l’infezione trasmessa all’ex compagna Romina Scaloni (colei che lo ha denunciato alla polizia), al 38enne è stato contestato il reato di lesioni personali gravissime. 

Ultimo aggiornamento: 15:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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