«Chi può aiutarmi?». Ragazzina maltrattata dal patrigno salvata dall'escursione con i forestali. Lui a processo

Venerdì 18 Giugno 2021 di Federica Serfilippi
Il tribunale di Ancona

ANCONA - «Se ho bisogno di chiamare un numero di emergenza, posso comporre il 911?» Sarebbe stata questa la domanda che nell’estate di quattro anni fa ha portato una ragazzina di 12 anni a chiedere aiuto per la prima volta su presunti maltrattamenti subiti dal compagno della madre, facendo accendere un faro sulla sua situazione familiare.

 
La domanda – un po’ generica – era stata posta dalla minore a un carabiniere forestale con cui si era interfacciata nel corso di una gita sul Conero a cui lei aveva preso parte con i compagni del centro estivo. Timidamente, al termine di un approfondimento sugli aspetti ambientali del Monte, la ragazzina si era avvicinata al carabiniere, chiedendo informazioni via via sempre più specifiche. «Se voglio allontanare una persona, come devo fare?» aveva domandato la 12enne, facendo poi scattare la segnalazione da parte del militare alla procura competente. Segnalazione sfociata in un secondo momento in un procedimento penale a carico di un 43enne, all’epoca dei fatti compagno della madre della ragazzina. L’uomo, domiciliato a Fabriano e difeso dall’avvocato Ruggero Benvenuto, è finito a processo con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. 


La vicenda è stata ripercorsa ieri in udienza dal carabiniere forestale che aveva raccolto la richiesta d’aiuto dalla ragazzina, il comandante della stazione del Poggio, Andrea Visconti. Il dialogo tra il maresciallo e la minore era avvenuto lontano dai compagni della ragazzina. La prima domanda era sul numero d’emergenza, il 911, di cui probabilmente la 12enne aveva sentito parlare alla tv. 


Dopo avergli spiegato la funzionalità limitata al territorio americano, il comandante – stupito dal quesito – aveva cercato di capire in realtà cosa stesse cercando di dire tra le righe la minore. «Mi chiese cosa dovesse fare per allontanare una persona». Pian piano, era emersa una situazione di disagio con il compagno della madre. «Disse che ce l’aveva con lei, che le aveva fatto anche male al collo, tanto da dover portare il collarino di sostegno per sei mesi: “fai qualcosa, non voglio più vederlo”» le parole riportate dal comandante in udienza e attribuite alla parte lesa. Il riferimento al collo è legato a una prognosi di due settimane riportata dalla minore almeno tre anni prima della denuncia dei fatti. Stando alla procura, l’uomo l’aveva presa per il collo, procurandole la distrazione del rachide cervicale. È l’unica lesione refertata presente nel capo d’imputazione. Il comandante del Poggio, prese le confidenze dalla ragazzina, aveva poi segnalato i fatti in procura. 


In un primo momento, l’informativa era giunta ai Minori, poi negli uffici della magistratura ordinaria per procedere con l’aspetto penale a carico del 43enne. Ad eseguire gli accertamenti, gli agenti della Squadra Mobile di Ancona. Stando alle accuse, tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, l’imputato avrebbe in maniera continuativa percosso la figlia della compagna, impartendole anche dure punizioni. Il 22 luglio proseguirà il processo con l’audizione di altri testimoni. 

 

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