Picchia la compagna incinta: «Zitta, comanda l'uomo». I suoceri rom non le facevano vedere il figlio: famiglia intera a processo

Il caso è stato trattato in tribunale
Il caso è stato trattato in tribunale
di Federica Serfilippi
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Venerdì 13 Maggio 2022, 02:10 - Ultimo aggiornamento: 15:33

ANCONA - Il compagno, un 25enne rom, l’avrebbe insultata e picchiata, anche quando lei era al terzo mese di gravidanza: «Sono io l’uomo, comando io e tu devi stare zitta». I suoceri, entrambi 45enni, le avrebbero reso la vita impossibile, facendola avvicinare al figlio appena nato solo per l’allattamento, e disprezzandola per essere “gagè”, ovvero per non appartenere alla dimensione romanì.

 
È partito nel primo pomeriggio di ieri il processo nei confronti di una famiglia rom residente a Falconara: il 25enne deve rispondere di maltrattamenti, minacce e lesioni personali. I genitori di lui sono accusati di stalking. Parte civile, con l’avvocato Jacopo Saccomani, è una 26enne anconetana che nel 2020, staccatasi dall’ormai ex compagno, si era rivolta agli agenti della Squadra Mobile per denunciare gli abusi subiti a partire dal 2019. Nel lasso di tempo finito sotto la lente del collegio penale, la donna viveva con tutti e tre gli imputati. Ieri ha ripercorso tra le lacrime (tanto che l’udienza è stata interrotta per qualche minuto) le tappe di quello che per lei, stando all’imputazione, sarebbe stato un vero incubo. «Non potevo uscire con i miei amici ed ero sempre sotto costante controllo» ha detto la vittima, sostenendo anche di essere stata aggredita dall’ex compagno quando era incinta di tre mesi. In quell’occasione sarebbe stata schiaffeggiata e fatta rovinare a terra. 


«Tu stai zitta, parli solo quando te lo dico io» le avrebbe detto il 25enne, davanti al figlioletto di pochi mesi. La donna sarebbe stata aggredita anche mente stava passeggiando con il piccolo sul lungomare di Marzocca. Per l’accusa, l’ex compagno l’aveva schiaffeggiata, gettata a terra e immobilizzata. Contestate anche le minacce: «Ti giuro sulla mia razza che se quando torno sei ancora qui ti fracasso di botte». Gli ex suoceri devono rispondere di stalking: stando a quanto emerso avrebbero ripetuto continuamente alla donna di dover vivere «come noi» e di crescere il figlio come volevano loro. Inoltre, nei primi mesi, l’avrebbero fatta avvicinare al figlio solo per l’allattamento. Successivamente, «prima masticavano loro il cibo e poi lo davano a mio figlio».

Dopo la separazione, queste le accuse, i due 45enni avrebbero tempestato la donna di chiamate per convincerla a riallacciare la relazione con il figlio. Ci sarebbero stati anche appostamenti e il campanello dell’abitazione dove viveva la 25enne fatto suonare continuamente. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Matteo Bettin e Stefano Gerunda. Prossima udienza fissata al 10 novembre.

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