Coltellata alla moglie, resta in carcere con l'accusa di tentato omicidio: «Sotto choc e distrutto»

Sabato 9 Ottobre 2021
Coltellata alla moglie, resta in carcere con l'accusa di tentato omicidio: «Sotto choc e distrutto»

ANCONA - Fermo convalidato per il reato di tentato omicidio. Deve rimanere a Montacuto Lamjed Ouertani, il 47enne tunisino accusato di aver cercato di uccidere la moglie sferrandole una coltellata all’addome, al culmine di una litigata avvenuta nell’appartamento di via Marche, a Maiolati Spontini. L’udienza si è tenuta ieri mattina, in carcere, davanti al gip Sonia Piermartini. 

 

Fasi concitate

L’indagato, operaio metalmeccanico incensurato, non si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha cercato di ripercorrere le fasi concitate di quanto avvenuto martedì mattina, poco prima dell’alba. Sembra che l’aggressione si possa collocare al termine di una lite iniziata fin dalla sera precedente per problematiche di coppia che ormai andavano avanti da tempo ed evidentemente mai risolte. Il tunisino si è detto «sotto choc e distrutto» per quanto avvenuto. Ad assistere il 47enne nel corso dell’udienza c’era l’avvocato Rino Bartera, subentrato al collega Tiziano Consoli e in co-difesa con Emanuele Giuliani. Consoli ha lasciato l’incarico in quanto anche sindaco di Maiolati Spontini, paese dove è avvenuto il tentato omicidio per cui è scattato l’arresto dell’operaio. 
A far lanciare l’allarme è stata la stessa vittima, 37enne anche lei tunisina e occupata alla Fileni. Dopo la coltellata subita all’addome è riuscita ad uscire di casa, entrare in quella di una vicina e intimarle di chiamare i carabinieri. Lei è ancora ricoverata in prognosi riservata nel reparto di Rianimazione di Torrette. Le condizioni sono stabili. Anche il marito si è ferito, utilizzando un secondo coltello da cucina rivolto verso l’addome e il collo. Si è procurato ferite superficiali, curate al pronto soccorso. All’aggressione non avrebbero assistito i figli minorenni della coppia, presenti però in casa: una bambina di 8 anni e un ragazzino di 16, affidati temporaneamente a uno zio della coppia. Subito dopo l’arresto del 47enne sono scattati gli accertamenti dei carabinieri, coordinati dal pm Irene Bilotta. Sono stati ascoltati i vicini e le persone vicine ai coniugi tunisini. Una coppia descritta come tranquilla, perfettamente integrata nel contesto sociale del paese dove avevano scelto di vivere e far crescere i loro figli. Da tantissimo tempo in Italia, il 47enne ha anche la doppia cittadinanza. Nelle ultime settimane i militari erano intervenuti nell’abitazione di via Marche solamente una volta dopo la segnalazione di un litigio tra marito e moglie. Non sono mai scattate denunce per maltrattamenti o violenze domestiche. 
Sotto sequestro
La casa di via Marche, nella popolosa frazione di Moie di Maiolati, è stata posta sotto sequestro, così come due cellulari dell’indagato e altrettanti coltelli: una sarebbe stato utilizzato dall’operaio per la ferire la moglie, uno per colpire se stesso. Determinante sarà la versione data dalla 37enne, nel caso si riuscisse a riprendere dalle lesioni provocate dal profondo fendente. 

 

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