Chiede il suicidio assistito, i giudici all'Asur: «Condizioni da verificare»

Giovedì 17 Giugno 2021 di Lorenzo Sconocchini
Ancona, chiede il suicidio assistito, i giudici all'Asur: «Condizioni da verificare»

ANCONA - L’azienda sanitaria di competenza dovrà verificare le condizioni di un paziente per l’accesso al suicidio assistito, in attuazione della «sentenza Cappato» della Corte costituzionale. Così ha disposto il Tribunale Civile di Ancona dopo il reclamo proposto dai legali di Mario, nome di fantasia del 43enne marchigiano tetraplegico, paralizzato da dieci anni dopo un incidente stradale, in condizioni giudicate irreversibili.

 

La notizia è stata resa nota ieri dall’associazione Luca Coscioni, che segue l’invalido, assistito dai legali del collegio di Giuristi per la libertà. Il 43enne si era visto negare dall’azienda sanitaria una verifica sulle condizioni per accedere al suicidio assistito tramite l’assunzione del tiopentale sodico, un potente barbiturico ad azione ipnotica. Così aveva deciso di portare in tribunale l’Asur affinché gli venisse riconosciuta la possibilità di porre fine alla propria esistenza secondo una modalità «rapida, efficace e non dolorosa». 

Il tribunale civile

Anche la sezione civile del tribunale civile, con una sentenza del marzo scorso, aveva rigettato la richiesta fatta dal disabile, con un verdetto che però riconosceva analogie con le vicende di cui si era occupata la Consulta. Stando al tribunale, non può «dubitarsi che ricorrano tutti i presupposti presi in esame dalla Corte Costituzionale», in riferimento al caso Cappato e alla morte del dj Fabo, ma d’altra parte i giudici sostenevano che non ci fossero i motivi per ritenere che la Corte abbia fondato anche il diritto del paziente «ad ottenere la collaborazione dei sanitari nell’attuare la sua decisione di porre fine alla propria esistenza». 
Il provvedimento del tribunale era stato impugnato con un reclamo e ora i giudici hanno affidato la valutazione all’azienda sanitaria. Il collegio del tribunale civile di Ancona «ordina all’Azienda sanitaria unica regionale Marche (Asur) di provvedere, previa acquisizione del relativo parere del Comitato etico territorialmente competente, ad accertare: se il reclamante sia persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili».
L’Asur dovrà stabilire poi «se lo stesso sia pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli» e zse le modalità, la metodica e il farmaco (Tiopentone sodico nella quantità di 20 grammi) prescelti siano idonei a garantirgli la morte più rapida, indolore e dignitosa possibile (rispetto all’alternativa del rifiuto delle cure con sedazione profonda continuativa, e ad ogni altra soluzione in concreto praticabile, compresa la somministrazione di un farmaco diverso)». «Dopo 10 mesi e due udienze in tribunale, Mario sarà finalmente sottoposto alla verifica delle sue condizioni che rendono non punibile l’aiuto al suicidio», commenta l’avvocato Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA