Mix di alcol e cocaina prima dello stupro: la vittima è stata attirata in una trappola

Venerdì 4 Febbraio 2022 di Lorenzo Sconocchini
Mix di alcol e cocaina prima dello stupro: la vittima è stata attirata in una trappola

ANCONA - Sarebbe caduta in una trappola, preparata con cura. Un’imboscata in cui l’alcol versato fino a dare fondo alle bottiglie e la cocaina tirata di partecipanti al party, quattro uomini e tre ragazze, non sono stati l’innesco occasionale, ma lo strumento - stando alle accuse - usato per abbassare le difese di una donna di cui abusare. La commessa anconetana violentata la sera del 24 aprile dell’anno scorso in un appartamento di viale dei Pini a Porto Recanati pensava di partecipare a una cena tra amici, anticipata al pomeriggio per il coprifuoco allora in vigore, non di diventare uno scalpo da esibire. 

 

L’insegnante di sostegno
Conosceva abbastanza bene il fratello di Osvaldo Iannuzzi, 44 anni, insegnante di sostegno all’istituto tecnico Meucci di Castelfidardo - uno dei due arrestati mercoledì per violenza sessuale di gruppo - tanto da accettare l’invito per una serata in compagnia a casa sua. Alcuni ospiti non li aveva mai visti prima, altri le era capitato di incrociarli, ma l’atmosfera s’era subito riscaldata in un clima di confidenza, complice anche il vino versato senza preoccuparsi che le bottiglie finissero già alle sette di sera, addirittura prima che si iniziasse la cena.
Ma forse era tutto studiato, come fa notare il gip del tribunale di Macerata Claudio Bonifazi nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere sottolineando la gravità delle condotte degli indagati, che inducono a ritenere che si sia trattata di una “violenza preordinata”, seguendo una dinamica in più fasi. Anzitutto, per abbassare le difese della preda, il party viene apparecchiato stappando bottiglie di vino a ripetizione e offrendo a tutti strisce di cocaina, portata da un ospite, «inducendo la vittima - come scrive il gip - ad assumere cocaina e alcolici». Poi, il pretesto del vino finito, usato per isolare la vittima, lasciarla sola contro tre. «Mi ero offerta di acquistarne al supermercato, ne conosco uno lì vicino. Ma Osvaldo Iannuzzi mi ha anticipata, dicendo che in casa aveva altre bottiglie, ci si poteva arrivare in macchina in cinque minuti», dirà la giovane commessa agli investigatori della sezione della Squadra mobile dorica specializzata contro le violenze di genere, nelle denunce presentate tra fine aprile e metà luglio, dopo aver vinto la paura di fare i nomi dei suoi aguzzini per timore di vendette anche sulle figlie.
Il vino era solo una scusa. Osvaldo Iannuzzi indossa il giaccone e si avvia verso l’auto in compagnia di Giuseppe Padalino, muratore di 52 anni di origini piemontesi, anch’egli ora nel carcere di Montacuto e di un terzo uomo ancora non identificato, che i detective della Mobile guidata dal vicequestore Carlo Pinto stanno cercando di rintracciare. «Vieni anche tu, sei la più sobria, così se ci ferma qualcuno...», dicono alla commessa per attirarla in trappola. Così la giovane donna sale in auto, mentre nella casa del party restano il fratello di Iannuzzi, estraneo all’indagine, e altre due ragazze.
Gli sguardi cattivi
Appena entrati nell’appartamento del professor Iannuzzi, a un piano alto raggiunto con l’ascensore, lo scenario sarebbe mutato di colpo. Cambiano gli atteggiamenti, persino la mimica facciale e gli sguardi, che diventano cattivi. «Ero rimasta sulla porta per spedire un messaggio audio con il cellulare - racconta nella denuncia la commessa - Osvaldo Iannuzzi mi ha detto con tono minaccioso “ti do due minuti per mettere via quel telefono, stai ricevendo troppi messaggi”. Pensavo scherzasse». Lei era stata al gioco, chiedendogli se era geloso. «Ma lui ha cambiato completamente espressione, mi diceva io sono come Batman, io ero sbalordita». Poi gli altri due, dopo un cenno d’intesa, l’avrebbero afferrata per le braccia trascinandola fino al letto. Sì sarebbe consumata una violenza sessuale di gruppo, con Padalino e il terzo uomo che tenevano ferma la commessa, restando ai lati del letto, e Osvaldo Iannuzzi che abusava di lei, in un rapporto sessuale non protetto. «Urlavo, cercavo di divincolarmi, ma in due mi bloccavano per le spalle e l’altro mi era sopra. Mentre mi violentava, diceva frasi umilianti»
Consumato lo stupro, i tre presunti violentatori sono tornati al party come niente fosse, con la donna abusata al volante della Golf nera di Iannuzzi, quasi tramortita. «Appena siamo tornati davanti alla casa del party - racconterà la donna ai poliziotti - come se non fosse successo niente, mi hanno invitato a salire di nuovo». Come lupi nella notte, predatori soddisfatti. Lei però torna a casa, raccontata a un amico cosa le è successo, si consiglia con un poliziotto che conosce. Poi il 26, dopo una giornata di tormenti, si presenta all’ospedale di Torrette, dove attivano il protocollo del Codice rosso per le vittime di violenza e informano le procure di Macerata e Ancona. Inizia l’inchiesta che l’altro ieri ha portato ai due arresti. 

 

Ultimo aggiornamento: 5 Febbraio, 03:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA