Tintarella con il brivido, il rischio crollo non ferma i bagnanti. La comandante dei vigili: «Ora basta a violare le regole»

Mercoledì 30 Giugno 2021 di Stefano Rispoli
I divieti non rispettati dagli amanti delle spiagge proibite

ANCONA - Ci sono cartelli grossi così che segnalano il pericolo. Ma la voglia di tintarella in solitudine è più forte di qualunque divieto. Non c’è freno che tenga contro gli amanti del sole e del brivido, che ogni estate spinge centinaia di anconetani (e di turisti) a frequentare le spiagge proibite. Gli arenili sempre più esigui, gli spazi ristretti e forse anche il desiderio di sfuggire al caos delle spiagge libere - e, perché no, all’obbligo di prenotare un posto via App nel weekend - nella seconda estate del Covid portano molti bagnanti a compiere la scelta sbagliata: spingersi oltre i divieti, cedendo al fascino degli scorsi mozzafiato e degli angoli più isolati ai piedi della falesia.

 

Trascurando però un dettaglio non di poco conto: se ci sono cartelli che vietano la balneazione, significherà pur qualcosa. Per esempio, che da un momento all’altro potrebbero staccarsi delle rocce dall’alto e travolgere chi sta sotto, come purtroppo è successo più volte anche l’estate scorsa. 


Attrazione fatale: è quella che esercitano i tratti di arenile così impervi e così carichi di appeal a Portonovo. Su tutti, l’area sotto le Terrazze, tra la Torre e il Fortino, vietata a causa delle frane che frequentemente si staccano dal costone. Altro luogo gettonatissimo è il tratto davanti al Fortino Napoleonico o tra la Torre e Il Clandestino, dove l’arenile è ridotto ai minimi termini e l’accesso alla spiaggia è un percorso ad ostacoli. Cambia il litorale ma non il coefficiente di rischio. L’escursione verso lo scoglio della Vela è un classico dell’estate, per adulti e bambini. Eppure, poco dopo la chiesetta di Portonovo, dei cartelli in bella evidenza segnalano il pericolo di crolli e il divieto di stazionamento e balneazione. In pochi ci fanno caso. Idem per il tratto oltre la spiaggia libera ex Ramona, verso Mezzavalle. D’altronde, il gioco a non rispettare le regole è molto diffuso. Basti pensare al molo di Portonovo: i tuffi sono proibiti, lo sanno pure i sassi. Ma lo “zucchetto” è irresistibile per decine di ragazzi che ogni giorno si esercitano in evoluzioni da brividi, forse inconsapevoli dei rischi che corrono.


E poi c’è il Trave, altro luogo del cuore, così affascinante ma anche pericoloso. Ogni estate, puntualmente, si fa la conta degli smottamenti: nell’agosto dell’anno scorso un turista romagnolo è rimasto ferito ad un polpaccio, sorpreso da un masso caduto dall’alto ed è finito all’ospedale. La fuga dalle frane avviene ogni anno, talvolta ripresa dai cellulari di chi si gode il panorama dalla barca. Qui come alla Scalaccia di Portonovo, senza dimenticare la riviera, piena di trappole. Come il Passo del Lupo dove adulti e bambini continuano a inerpicarsi per arrivare alla spiaggia delle Due Sorelle. «I controlli? Li facciamo, ma non sono mirati perché esistono dei cartelli, ben evidenti, che segnalano il pericolo e vanno rispettati - dice Liliana Rovaldi, comandante della Polizia locale -. Dovrebbe essere logico seguire le regole, non parliamo di un divieto di sosta, ma di un rischio frane. L’anno scorso abbiamo allontanato più volte i turisti al Trave. Ma gli avvertimenti non bastano mai purtroppo». 

 

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