Spese facili in Regione, Spacca e Bugaro condannati per peculato: un anno e 8 mesi all'ex governatore

Giovedì 28 Ottobre 2021 di Federica Serfilippi
Il palazzo della Regione Marche

ANCONA - Due condanne, due assoluzioni. È finito così l’ennesimo capitolo del labirinto giudiziario nato dall’inchiesta delle cosiddette spese facili, avviata dalla procura più di otto anni fa per chiarire la legittimità dei rimborsi ottenuti dai consiglieri regionali dell’VIII e IX legislatura del Consiglio regionale. Ieri pomeriggio, la Corte d’Appello di Perugia ha condannato per peculato Giacomo Bugaro e Gian Mario Spacca. Al primo, ex consigliere di Popolo delle Libertà ed ex vice presidente dell’assemblea legislativa, è stata inflitta una pena di un anno e mezzo di reclusione. Al secondo, ex governatore delle Marche, di un anno e otto mesi. A entrambi i giudici hanno riconosciuto il beneficio della sospensione condizionale della pena. La condanna è arrivata solamente per alcuni capi d’imputazione. 
Capitolo chiuso (a meno che la procura generale di Perugia non faccia ricorso) per l’ex segretario regionale del Pd Francesco Comi e l’ex addetto al partito democrat Oscar Roberto Ricci. I due sono stati assolti. Non doversi procedere, invece, per l’ex capogruppo di Sel Massimo Binci, scomparso lo scorso luglio. A Perugia si è arrivati dopo un ping pong giudiziario. I quattro di ieri erano inizialmente compresi nel calderone dell’inchiesta che aveva portato sotto la lente della procura di Ancona oltre 60 ex rappresentanti, tra politici e addetti ai gruppi, del Consiglio regionale. 
Dopo aver scelto l’abbreviato, Spacca, Comi, Bugaro, Binci e Ricci erano stati assolti in primo grado. Sentenza bissata dalla Corte d’Appello dorica. La procura generale, facendo ricorso, aveva portato la questione all’attenzione della Cassazione. I giudici romani, nel febbraio 2020, hanno annullato le sentenze assolutorie, passando la palla alla Corte d’Appello di Perugia. Ieri, l’epilogo. Andando nello specifico, Spacca è stato condannato per cinque capi d’imputazione relativi a spese di ristorazione, acquisto di pacchetti di sms sul portale Aruba, somme destinate a coprire i costi (circa 20mila euro) per spedire alcune riviste (Koiné, Marche Domani). Spese, per la procura, non direttamente collegabili all’attività istituzionale dell’ex presidente. I giudici hanno riconosciuto a Bugaro tre capi d’imputazione legati a spese postali e di partecipazione a convegni. Si tratta, in totale, di poco meno di 4mila euro. L’avvocato Alessandro Gamberini, legale di Spacca: «Il mio assistito è rimasto colpito dalla condanna, la sentenza ci lascia esterrefatti, non si comprende, ma aspettiamo le motivazioni e poi ricorreremo in Cassazione. Non si tratta sicuramente di spese che vanno al di là dei confini istituzionali». «Bugaro – ha detto Maurizio Barbieri, legale dell’ex consigliere assieme a Davide Toccaceli – è rimasto interdetto dalla sentenza. Noi lo siamo ancora di più perché eravamo sicuri di aver dimostrato che ogni spesa era stata portata avanti nell’interesse pubblico. Tra l’altro, quelle postali erano previste dal regolamento regionale. Ricorreremo in Cassazione». 
Ricci era difeso dagli avvocati Giacomo Curzi ed Ekaterina Piazzolla, Francesco Comi dal legale Marina Magistrelli. In primo grado, è in corso il dibattimento per 55 ex consiglieri, accusati di peculato. 

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