Sollievo, l’inferno è finito: Torrette Covid free dopo 4 mesi in trincea

Mercoledì 1 Luglio 2020 di Stefano Rispoli
Ora l’inferno è finito: Torrette Covid free dopo 4 mesi in trincea

ANCONA - Dopo 124 giorni, l’ospedale regionale torna Covid-free. L’ultima paziente, che era ricoverata in terapia sub-intensiva, ieri è stata dichiarata guarita (anche se non ancora dimessa) a seguito del doppio tampone negativo. Dunque, come conferma il Gores, a Torrette non ci sono più pazienti affetti da Coronavirus. Una liberazione. Anzi, un sogno, se si riavvolge il nastro degli ultimi quattro mesi e si ripensa all’emergenza assoluta che il principale presidio regionale ha dovuto fronteggiare all’apice della pandemia. 

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Dal 26 febbraio, giorno dell’ospedalizzazione del paziente-1 anconetano, sembra passata una vita. Da allora è stata un’escalation di ricoveri: tre i primi di marzo, poi la curva dei contagi ha subito un’impennata paurosa. Erano 185 i Covid-pazienti assistiti a Torrette il 23 marzo. Soltanto 72 ore dopo sono saliti a 227, picco massimo dell’epidemia, tra i 201 ricoveri registrati dal Gores e i sospetti trattenuti nell’ospedale da campo allestito davanti all’ingresso del Pronto soccorso. Si mantenevano sopra quota 200 a fine marzo, mentre si continuava a morire in tutta Italia e nelle Marche per un nemico che si è imparato a conoscere troppo tardi, sulla pelle soprattutto di anziani e soggetti fragili. Dal 1° aprile, con l’intero Paese in lockdown, uno spiraglio di luce in fondo al tunnel: la lenta ma costante discesa dei ricoveri che sono scesi sotto i 180 il 5 aprile e poi ancora giù, fino alla data spartiacque del 7 maggio, quando il Gores ha annunciato che ad Ancona, per la prima volta dall’inizio del dramma, non si erano registrati casi positivi su 300 tamponi esaminati. Oltre 400 pazienti infettati dal Covid sono stati trattati a Torrette. Una larga fetta ce l’ha fatta, grazie all’impegno straordinario di medici, infermieri, Oss e di tutto il personale e alla risposta della Direzione degli Ospedali Riuniti che, rivoluzionando la struttura organizzativa, è arrivata ad allestire 220 posti letto e 8 reparti Covid. 

«Ora festeggiamo la nostra liberazione - sospira il direttore generale Michele Caporossi -. Si chiude un’emergenza con i migliori risultati sperati perché anche pazienti gravissimi, intubati o sottoposti ad Ecmo, hanno avuto esiti positivi. Sul piano umano è stata una battaglia che ci ha segnati profondamente: siamo orgogliosi di aver mantenuto un indice di rischio molto basso e un tasso di guarigione confortante. Abbiamo dimostrato che si può fare bene anche di fronte a un nemico sconosciuto, che ti entra in casa come un ladro di notte. E ci rendono orgogliosi le decine di pubblicazioni internazionali e le performance fornite da un ospedale che si è dimostrato all’altezza del suo compito».

Adesso comincia la fase-3, quella della riorganizzazione. «Dobbiamo reinventarci e andare nella direzione dell’organizzazione per intensità di cure, anziché per discipline - continua Caporossi -. Con Regione, Asur e Inrca è in corso un confronto per favorire le dimissioni difficili, interessando l’intera rete di strutture pubbliche e private. Inoltre, siamo impegnati nel rimodulare l’assetto delle terapie intensive, come previsto dal decreto regionale». Il piano anti-Covid degli Ospedali Riuniti, in vista di una possibile ondata di ritorno del virus e in attesa di approvazione dal commissario Arcuri, prevede 38 nuovi posti letto di terapia intensiva (12 nella clinica di Malattie infettive, 8 in Pneumologia, 16 nella Medicina d’urgenza, più 2 al Salesi per la Rianimazione pediatrica) e 40 posti di terapia sub-intensiva (8 tra clinica e reparto di Rianimazione, 2 in Terapia intensiva cardiologica, 20 da realizzare al piano 2R, 6 all’ex Sia e 4 al Salesi). 

Ultimo aggiornamento: 17:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA