La procura impugna il dissequestro: bloccato il patteggiamento di Simone Bonci

La procura impugna il dissequestro: bloccato il patteggiamento di Simone Bonci
La procura impugna il dissequestro: bloccato il patteggiamento di Simone Bonci
di Federica Serfilippi
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Martedì 18 Maggio 2021, 10:05

ANCONA A rischio il patteggiamento di Simone Bonci, l’ex dipendente del Comune di Ancona accusato di aver affidato appalti a cinque imprenditori compiacenti in cambio di dazioni di denaro, prodotti hi tech e lavori edili nel suo appartamento. 

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Il procuratore aggiunto Valentina D’Agostino e il sostituto Ruggiero Di Cuonzo hanno impugnato il provvedimento con cui lo scorso 22 aprile il gup Francesca De Palma aveva dato il via libera per il dissequestro di poco meno di 33mila euro, somma all’epoca delle indagini prelevata dagli investigatori della Squadra Mobile al geometra Bonci come profitto del reato di corruzione. I soldi sarebbero serviti all’imputato, difeso dagli avvocati Riccardo Leonardi e Lorenza Marasca, per il risarcimento al Comune di Ancona.

Un passo necessario – la restituzione del denaro - per accedere al patteggiamento, concordato in via preliminare a due anni e mezzo di reclusione. Ai quei 33mila euro, Bonci avrebbe aggiunto altri 10.794 euro per un risarcimento complessivo di 43.550 euro. La procura ha impugnato l’ordinanza emessa dal giudice in udienza preliminare sostenendo che la restituzione del profitto non potrebbe evitare la confisca e, così facendo, il denaro verrebbe sottratto allo Stato, unico soggetto cui spetterebbe quanto sequestrato. Per decidere sul ricorso è stata fissata un’udienza al Tribunale del Riesame, prevista per oggi. 


A presiederla sarà il giudice Alberto Pallucchini. Se venisse accolta la tesi della procura, verrebbe messo a rischio il patteggiamento di Bonci chiesto anche in virtù delle ammissioni nel corso delle indagini. Il geometra era stato arrestato nel novembre del 2019 dalla Squadra Mobile e dagli agenti della polizia locale assieme ad altri quattro imprenditori edili. L’ex dipendente del Comune era finito in carcere, gli altri ai domiciliari. Tutte le misure cautelari sono cadute. Un quinto imprenditore è entrato dopo nell’inchiesta, rimasto sempre indagato a piede libero. 

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