Secondo contagiato in terapia intensiva: all'ospedale di Torrette anche il padre del 35enne macedone

Mercoledì 18 Agosto 2021 di Maria Cristina Benedetti
In Rianimazione a Torrette ora sono due i contagiati ricoverati

ANCONA  - Due azioni di segno contrario. Mentre i vertici degli Ospedali Riuniti firmano il provvedimento per rispedire al mittente la richiesta d’aspettativa all’infermiere no vax, a Torrette, in Terapia intensiva, entra il secondo contagiato. Sedato e intubato, per le complicazioni respiratorie generate dal Covid, l’uomo, classe 1955, è il padre del macedone di 35 anni sistemato nello stesso reparto da giovedì scorso. I due erano arrivati, quella stessa mattina, al porto di Ancona a bordo di un traghetto proveniente da Durazzo. Da lì avrebbero dovuto raggiungere la Svizzera, dove risiedono. Ma il virus ha stravolto i loro piani. 

 


Il più giovane - con moglie, due figli e genitori al seguito - s’era sentito male a bordo della nave. È non vaccinato e in sovrappeso: intubato e sedato appena giunto in Rianimazione, era stato subito messo in posizione prona, la procedura utilizzata per i casi più critici. Le sue condizioni ora sono stabili. Tutta la famiglia era stata sistemata in una struttura di accoglienza a Campofilone di Fermo, una Rsa riconvertita in Covid Hotel. Erano tutti positivi, ma asintomatici. Fino alla notte scorsa, quando le condizioni del padre, anche lui non vaccinato, sono peggiorate tanto da rendere necessario il trasferimento a Torrette. Accanto al figlio. 

Accogliendo i due stranieri contagiati, dopo un mese di sosta, la Terapia intensiva della struttura regionale torna così a essere un sottoinsieme della contabilità del Coronavirus. Un conteggio che ieri aveva aggiornato a 16 le postazioni occupate in Malattie infettive. Mentre al Salesi era rimasta una sola paziente ricoverata. Si mantiene elevato, ma stabile, il numero che dà il peso degli accessi, in 24 ore, nei pronto soccorso del pediatrico e della cittadella sanitaria di via Conca. L’ultimo report fissa la cifra in 246 passaggi, dei quali 14 erano contagi sospetti. 


E sono ancora i numeri a dare la dimensione di un’emergenza che si affievolisce, ma è sempre pronta a riprendere vigore. È il terzo diniego che riceve Enzo Palladino, l’infermiere no vax di Endoscopia Digestiva di Torrette, che è pure presidente nazionale e regionale del sindacato autonomo Laisa. Antonello Maraldo spiega il principio sotteso alla sua decisione. «Ho appena firmato il provvedimento per negargli l’aspettativa. La ragione è di natura organizzativa, nulla di punitivo né di personale». Il direttore amministrativo va di sfumature: «In un momento in cui è difficilissimo reperire personale infermieristico, questa richiesta cozza con le necessità. Non viene concessa a lui come a tutti gli altri, salvo le eventuali riconsiderazioni in relazione all’iter avviato dall’Asur sull’osservanza dell’obbligo vaccinale». Subito chiarisce: «Potrebbe essere necessaria una eventuale rivalutazione di quella posizione, che tuttavia potrebbe generare una misura diversa». 


Sempre sul fronte di coloro che, in corsia, non accettano la profilassi per combattere i rigurgiti della pandemia, un sesto operatore verrà sospeso dal servizio con decorrenza 24 agosto. Dei primi cinque, per i quali è scattata l’interruzione dell’attività, con il blocco della retribuzione, due hanno fatto scrivere dal loro avvocato. Sono lettere per contestare la disposizione aziendale, a margine delle quali, uno ha avvertito che si vaccinerà entro oggi, l’altro no. Non cambia rotta.

 

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