I prof no-vax tornano a scuola, i presidi: «Costi doppi, paghiamo anche i supplenti»

I prof no-vax tornano a scuola, i presidi: «Costi doppi, paghiamo anche i supplenti»
I prof no-vax tornano a scuola, i presidi: «Costi doppi, paghiamo anche i supplenti»
di Andrea Maccarone
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Mercoledì 30 Marzo 2022, 04:10 - Ultimo aggiornamento: 31 Marzo, 08:27

ANCONA Rientrano i docenti sospesi, ma senza fare lezione. A sostituirli rimangono i supplenti fino a fine anno. Ma serve la proroga dei contratti e soprattutto bisogna capire con quali risorse statali verranno retribuiti. Sono sostanzialmente questi i nodi burocratici che la scuola dovrà sciogliere entro il 1 aprile, data che segna la fine dello stato d’emergenza e l’inizio di una nuova fase di gestione della pandemia.

 

Per quanto riguarda la didattica, infatti, il Ministero ha individuato come priorità l’erogazione in presenza delle lezioni a tutti gli studenti. La didattica digitale integrata verrà applicata solo agli alunni positivi al covid, mentre agli altri sarà richiesto di sostituire per 10 giorni la mascherina chirurgica con la ffp2 qualora si verificassero quattro casi di positività in classe. 

I dubbi 

Ma è invece sul versante della gestione del personale scolastico che si affacciano i primi dubbi. Infatti dal 1 aprile tutti i docenti sospesi per inadempienza della profilassi vaccinale saranno riammessi, così come il personale Ata. Ma i professori no vax, la cui attività di insegnamento sarebbe per forza a contatto con i ragazzi, dovranno essere reimpiegati in altre mansioni.
Discorso differente, invece, per gli operatori scolastici il cui lavoro si svolge normalmente in assenza di contatto con i ragazzi. «Non nego una certa perplessità - ammette Francesco Maria Orsolini, dirigete del liceo artistico Mannucci - in quanto questa novità ci presenta una serie di problematiche formali di carattere burocratico che ci stanno impegnando non poco».
In effetti i dirigenti scolastici dovranno ingegnarsi nell’individuare attività alternative da sottoporre ai prof riammessi per evitare che tornino a scuola standosene con le mani in mano. «Ad esempio potranno occuparsi di seguire tutte quelle attività di programmazione e formazione che solitamente un istituto scolastico deve prevedere» spiega Francesco Savore, dirigente dell’Istvas. Tra le tante: «l’organizzazione delle visite d’istruzione o l’alternanza scuola-lavoro» specifica il preside.

Le proroghe

Ma a fronte di ciò, serviranno comunque i supplenti per portare avanti la didattica in presenza. «Ci sono una serie di complessità applicative della norma che ci stanno facendo discutere anche molto animatamente» continua Orsolini. Intanto perché non è stata chiarita ancora la decorrenza dei tempi per la proroga dei contratti. E poi perché «i contratti dei supplenti saranno finanziati attraverso una diversa norma di legge - spiega il dirigente del Mannucci - e quindi vanno inquadrati tenendo conto di questo aspetto. In più c’è da chiarire con quali finanziamenti statali saranno retribuiti».

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