Scoppia la battaglia del Black Friday: «Con i megastore chiusi per noi perdite pazzesche»

Giovedì 26 Novembre 2020 di Andrea Maccarone
Scoppia la battaglia del Black Friday: «Con i megastore chiusi per noi perdite pazzesche»

ANCONA  - Weekend del Black Friday a due velocità, tra chi intravede un barlume di speranza all’orizzonte e chi, invece, resta a braccia conserte mentre gli altri fanno affari. Una spietata realtà, soprattutto in un momento in cui anche un solo fine settimana di lavoro porterebbe un po’ di ossigeno alle casse dei negozi dei centri commerciali. Ma il decreto del governo è inderogabile: le attività delle gallerie commerciali devono rimanere chiuse durante il weekend. E allora addio black friday. 

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Strano vedere come in uno stesso settore, lo stesso tipo di attività possano ricevere trattamenti così dissonanti. Proprio agli antipodi. Ma la discriminante in questo caso è il luogo, il contesto in cui sorge il negozio. Il Dpcm è chiaro: il sabato e la domenica i negozi all’interno delle gallerie commerciali dovranno tenere le serrande abbassate, per evitare che si incentivino occasioni di assembramento e contagio. Però questo weekend in particolare c’è il Black Friday, e tutte le associazioni di categoria, più l’amministrazione comunale, lanciano iniziative per invitare a fare acquisti nei negozi di quartiere. «E a noi non pensa nessuno? - sbotta Sonia Gerundini, titolare di Sonia Gioielli al Centro Commerciale Conero – è gravissimo che nessuno si renda conto del danno enorme che siamo costretti a subire, specialmente in un momento come questo. Si parla tanto di salvare l’economia dei piccoli negozi, ma allora perché queste discriminazioni?». 

Il punto resta sempre il fatto di essere all’interno, oppure no, del comprensorio commerciale. «Ma se è un problema di dimensioni e capienza, perché tutti gli altri megastore possono restare aperti? - ribatte la negoziante – non si creano assembramenti lo stesso?». La jungla di norme, cavilli, postille, e chi più ne ha più ne metta, ha creato uno scenario di forti disparità e tensioni da cui sembra difficile trovare una via d’uscita, se non la deroga alla chiusura delle attività. Il commercio si prepara al rush finale verso il Natale. Magazzini colmi. Merci arrivate. Tutto pronto per il colpo di reni degli affari. Ma per le attività dei centri commerciali è più una falsa partenza allo sparo dello starter. Gli altri scattano verso la linea d’arrivo, e qualcuno, invece, resta a pancia a terra. «Eccoci qua, siamo pronti e riforniti di merci – dice Anja Bregallini, retailer di Intimissimi, Calzedonia e Tezenis – qualora ci concedessero di poter aprire anche il weekend noi ci siamo. Ma già perdere il Black Friday è un danno irrecuperabile». Ma se è vero che la gente ha interiorizzato i nuovi ritmi di vita imposti dalla pandemia e le sue restrizioni, allora anche sulle abitudini agli acquisti si deve vedere qualche cambiamento. I commercianti del centro città, ad esempio, hanno riscontrato un anticipo, seppure timido, di caccia al regalo di Natale. «Ma sì, anche qua ci sono giorni in cui assistiamo ad un flusso maggiore, come se le persone si stessero organizzando prima per fare i regali – continua Bregallini – ma poi ce ne sono altri in cui si vede poca gente. C’è poco da dire, stare chiusi il fine settimana è un danno pazzesco».

 

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