Saldi, falsa partenza e commercianti delusi: «Pochi clienti, sembra un sabato qualunque»

Domenica 17 Gennaio 2021 di Michele Rocchetti
Saldi, falsa partenza e commercianti delusi: «Pochi clienti, sembra un sabato qualunque»

ANCONA -  Come un sabato qualsiasi. E dire che i presupposti per una prima giornata di saldi, se non scintillante, almeno dignitosa, c’erano tutti. Il bel tempo che incoraggiava la passeggiata in centro, ma soprattutto il fatto che ieri era l’ultimo giorno in giallo prima di passare in zona arancione. Tradotto: era l’unica occasione per gli abitanti dei comuni limitrofi di venire ad Ancona a fare shopping. Ma l’effetto provincia se c’è stato non si è visto. O meglio, si è visto soltanto in alcuni negozi. 

 

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Tra questi c’è Gisa boutique. «La differenza tra quando si è bloccati nella propria città e quando ci si può spostare si vede, eccome – sostiene Toni Tanfani -. Di gente in giro ce n’è. E la maggior parte dei clienti che hanno fatto acquisti nel nostro negozio veniva da fuori». Stesso discorso per Simone Luzi di 1972 abbigliamento: «Chi vive fuori Ancona ha approfittato di questi giorni di libertà. Anche in quelli scorsi, nei quali non c’erano ancora i saldi, ma si poteva comunque fare delle promozioni, ho avuto clienti da Falconara, Offagna, Polverigi, Agugliano». Da Gotan, invece, questo non è avvenuto. «Io tutta questa gente da fuori non l’ho vista – dichiara Laura Cesaroni -. Anche perché c’è troppa confusione. Molti neanche hanno capito se oggi eravamo arancioni o gialli». Lo stesso dicasi alla Lacoste. «Sì, forse qualche persona in più lungo la spina dei corsi c’è – afferma Silvia Sampaolesi -, ma con le buste in mano poche. Dei clienti della provincia, poi, non abbiamo visto l’ombra. E dire che ne abbiamo tanti».

Bastava dare un’occhiata tra corso Mazzini, corso Garibaldi e corso Stamira, dove in effetti un leggero movimento si notava, ma la gente sembrava più uscita per andare a passeggio che per fare compere. Pochi avevano buste in mano e quando le avevano erano quasi sempre non più di una. Le sole eccezioni, sporadiche comitive di giovani amiche e qualche coppia, mentre mancavano quasi del tutto le famiglie. Chi è entrato nei negozi, però, di solito l’acquisto l’ha fatto. «L’atteggiamento generale è cambiato – osserva Tanfani -. Non si fanno più i giri esplorativi. Con le misure anti pandemia si ha molto meno tempo per fare shopping. Perciò chi entra in negozio solitamente sa già cosa vuole e lo compra». 


Nel caso di Gisa, dove c’è gente che è arrivata apposta da fuori comune, si è trattato anche di capi importati come cappotti e giacconi. Altrove soprattutto di camicie e maglieria. «L’articolo più venduto? – risponde Sampaolesi – felpe e tute. Del resto dovendo stare chiuso in casa chi è che si compra un vestito». Questo spiega perché il passare il resto dei saldi in zona arancione preoccupi non tanto per la perdita dei clienti della provincia, quanto per l’effetto psicologico generale. «Noi sulla provincia per i saldi ci puntavamo, tanto che avevamo fatto una grossa campagna pubblicitaria – fa sapere Matteo Farinelli di AT.P.CO -, però il problema non è tanto quello, quanto la sfiducia che si crea. Anche l’anconetano non ha più occasioni di uscire e se ce l’ha non ne ha più tanta voglia perché si sente insicuro. Quindi comprare un vestito nuovo per lui non ha senso». 


Per Laura Cesaroni con la zona arancione «si fatturerà tra il 50 e il 70% in meno degli altri anni, in cui i saldi non erano più gran cosa, ma almeno aiutavano a raddrizzare il bilancio. Così avremo difficoltà a coprire i costi». Anche perché, mette in evidenza Luzi, «Ancona non è una città così grande. Però viene penalizzata al pari di Roma e Milano, perché dai Comuni sotto i 5 mila abitanti ci si può muovere, ma non per andare verso il capoluogo. Così da Agugliano o Offagna finiranno per andare a fare acquisti a Jesi».

 

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