Ricoveri e operazioni in calo ma aumentano trapianti e urgenze: così l'ospedale di Torrette regge al virus

Sabato 4 Settembre 2021 di Maria Cristina Benedetti
Ricoveri e operazioni in calo ma aumentano trapianti e urgenze: così l'ospedale di Torrette regge al virus

ANCONA  - La somma algebrica di fenomeni di segno contrario è la fotografia degli Ospedali Riuniti che non si piegano alla pandemia. Tutt’altro. Nel 2020 s’è registrata una drastica riduzione dell’attività di ricovero (-20%) rispetto al 2019, con un crollo ancor più marcato di quella diurna (-31%), il day hospital.

 

Una frenata, secca e inevitabile, imposta dall’emergenza sanitaria, che ha determinato una ri-destinazione di spazi e risorse nel trattamento dei pazienti Covid. Nello stesso anno, e in quelle identiche trincee dove si arrivò al picco di 260 positivi in un giorno, sono aumentati i trapianti: 84 quelli di organi – 32 di rene e 52 di fegato - 64 di midollo. Ancora un segno più, e di sfida alle difficoltà: come sede Dea di secondo livello, che si traduce in Dipartimento d’emergenza e accettazione, l’azienda ospedaliera ha erogato il 54% della propria attività di ricovero ordinario in regime d’urgenza. Nel 2019 era il 47,6%. Siamo alla sezione “amministrazione trasparente”, sottosezione “performance”. La sintesi di un anno vissuto pericolosamente, ma senza deporre le armi.

Antonello Maraldo sfronda e arriva al nucleo di quella lunga determina pubblicata lo scorso 2 settembre. «Torrette ha dimostrato non solo di garantire le prestazioni Covid, ma di migliorare ed esaltare la propria vocazione. Come sul fronte dell’emergenza-urgenza, dove in cinque anni ha raggiunto livelli inaspettati». Il rovescio della medaglia è sempre a cura del direttore amministrativo: «Incrementare l’attività dell’area critica significa tuttavia poter contare su un budget più consistente. I finanziamenti vengono destinati per funzione, ma in questo caso sono sottostimati: ci arrivano 2,5 milioni l’anno quando sosteniamo costi per almeno 30 milioni». Trova la quadra: «La Regione compensa il gap con un fondo di riequilibrio». 


Alla dodicesima pagina, su 55 in tutto, il capitolo d’esordio è l’incipit inciso a fuoco dal Coronavirus: la drastica riduzione dei ricoveri. Una conferma affidata alla prima di una lunga serie di tabelle: quelli ordinari sono passati dai 33.761 del 2019 ai 28.340 dell’anno successivo. Per i diurni si scivola da 13.776 a 9.511. La percentuale di “alta complessità” arriva al 17%. Cresce, nell’anno appena trascorso, sempre per effetto collaterale della stessa urgenza, anche la degenza media: le 8,50 giornate del 2020 contro le 7,86 del 2019. Il virus non perdona e costringe a lungo in quelle corsie da incubo. Lo spiraglio si riapre alla voce successiva: attività chirurgica. Stabile, negli ultimi anni, al 48% sul totale dei ricoveri ordinari, aveva subito una flessione nel 2019 al 45%, confermata nel 2020. Una timida tenuta di strada nonostante l’emergenza sanitaria abbia determinato una maggiore occupazione di posti letto per attività medica e la riduzione del 14% degli interventi. 


La misura del resistere passa anche attraverso l’aumento dei trapianti di organi: dagli 80 del 2019 si è saliti agli 84 dell’anno scorso. L’analisi della provenienza dei pazienti rileva una percentuale extraregionale del 31%, mentre per il midollo osseo prevalgono i marchigiani (81%). Tornando ai ricoveri ordinari, il 24% riguarda il comune di Ancona, il 36% l’Area vasta 2, il 31% il resto delle Marche e il 10% è di fuori regione. L’Abruzzo, con il 42,6%, è la regione al top. Non sfuggono al giogo della pandemia neppure le prestazioni dei laboratori. Ai pazienti interni ne sono state riservate 3.113.652 nel 2020 contro i 3.295.620 del 2019. Per gli esterni lo stesso rapporto è di 1.654.057 a 2.066.945. Ridotta, sempre nel 2020, l’attività di pronto soccorso con un numero di accessi pari a 61.022 e un calo del 33% rispetto al 2019: 40.904 a Torrette e 20.118 al Salesi. Giù le ore di volo dedicate al trasporto sanitario con base ad Ancona: sono state 349 nel 2020 e 414 del 2019. L’elisoccorso cede il passo al virus.

 

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