Ragazzino inseguito e poi preso a cinghiate: arriva la condanna a sei mesi per il pestaggio

Sabato 24 Aprile 2021 di Federica Serfilippi
Ragazzino inseguito e poi preso a cinghiate: arriva la condanna a sei mesi per il pestaggio

ANCONA  - Minorenne inseguito e preso a cinghiate lungo via Giordano Bruno: condannato uno dei due aggressori. Si tratta di un 29enne di origine bengalese a cui ieri il giudice Maria Elena Cola ha inflitto una pena di sei mesi di reclusione per lesioni personali in concorso. Era assistito dall’avvocato Giuseppe Cutrona. 

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La posizione di un connazionale di 34 anni che aveva partecipato al pestaggio era già stata determinata con un patteggiamento a otto mesi. La vittima, ragazzo bengalese, all’epoca dei fatti aveva 17 anni: per le botte aveva riportato fratture multiple, la lesione di un paio di costole e un trauma facciale. Era finito in ospedale con una prognosi superiore a 40 giorni. I fatti risalgono al maggio del 2016. Non è mai stato chiarito il motivo di quella che agli inquirenti è sembrata una sorta di spedizione punitiva. Di sicuro, la violenza è maturata nell’ambito di vecchi dissapori. Parte dell’aggressione, fermata dalla polizia con l’arresto degli assalitori, era stata ripresa dalle telecamere di via Giordano Bruno.


Stando a quanto ricostruito nel corso delle indagini, i due bengalesi avevano aggredito il minorenne all’altezza del civico 11, nei pressi di un bar. C’erano stati pugni, calci e i colpi sferrati con una cintura, trovata poi parzialmente insanguinata. Il giovane aveva cercato riparo in un Internet Point, trovato però chiuso, poi in un bazar cinese. «Ho avuto paura quando ho visto che lo inseguivano con due bottiglie di vetro. Ho cercato di mettermi in mezzo ma è stato inutile» aveva raccontato il titolare del negozio, spiegando che il minore «piangeva, aveva la maglietta strappata e mi ha pregato di chiamare subito la polizia». 

Alla fine, erano arrivati le Volanti della questura e il personale del 118. I due aggressori erano stati arrestati dopo una breve fuga. La difesa ha già espresso l’intenzione di ricorrere in appello per ridimensionare la sentenza di condanna: il giudice avrebbe dovuto riconoscere l’esito positivo della messa alla prova dell’imputato. Avrebbe eseguito tutte le prescrizioni imposte dal Tribunale, non completando solo la parte risarcitoria alla vittima (5mila euro). Questo perché il 29enne si troverebbe in una situazione di indigenza. 

 

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