Questura retrocessa, Pallini trasferito a Bolzano: è il terzo cambio al vertice in trenta mesi

Domenica 17 Ottobre 2021 di Stefano Rispoli
Il questore Giancarlo Pallini lascia Ancona per trasferirsi a Bolzano

ANCONA - Tre avvicendamenti in trenta mesi: continua il valzer di questori. Da Oreste Capocasa a Claudio Cracovia, fino a Giancarlo Pallini che tra qualche giorno lascerà l’incarico per trasferirsi a capo della questura della provincia autonoma di Bolzano. Ora Ancona attende la nomina del quarto questore in due anni e mezzo: un turnover vorticoso, figlio del declassamento della questura dorica, sprofondata nel 2018 in terza fascia per decisione del Viminale nell’ambito di un piano di riassetto che, basato su dati Istat e parametri oggettivi (periodo 2014-2017), incide sulle dotazioni organiche, ma anche sulla scelta dei vertici del quartier generale della Polizia di Stato di via Gervasoni.

 


Se da un lato la retrocessione in “serie C” è il frutto di una riduzione dei reati e delle denunce che si traduce in una maggiore sicurezza del territorio, dall’altro si è rivelata un boomerang. «Significa meno personale e meno mezzi a disposizione - sottolinea Alessandro Bufarini, segretario provinciale del Siulp, il sindacato unitario dei lavoratori della polizia -, dunque una minore capacità di presidiare il territorio in un momento molto delicato, segnato da manifestazioni di piazza no-vax e dal fenomeno delle baby gang, senza trascurare il fatto che questi avvicendamenti continui impediscono al questore di completare adeguatamente la propria politica gestionale e non concedono al sindacato la possibilità di condividerla». Per questo il Siulp, che si è sempre battuto contro il declassamento, ha deciso di chiedere un incontro al prefetto alla luce dell’imminente trasferimento a Bolzano di Giancarlo Pallini: la recente promozione da dirigente superiore a dirigente generale gli nega, infatti, la possibilità di restare a capo della questura dorica. 


La nuova nomina, la terza in poco più di 900 giorni, verrà ufficializzata entro la fine del mese. «Porteremo il tema all’attenzione del Consiglio regionale con un atto di indirizzo rivolto al presidente della Giunta, affinché intervenga presso il Ministero dell’Interno e lo solleciti a ricondurre Ancona nella fascia che occupava fino a pochi anni fa» afferma Antonio Mastrovincenzo, consigliere regionale del Pd, che nel 2019 firmò una mozione per impedire il declassamento, poi effettivamente avvenuto. «Una decisione che ha comportato un depauperamento di risorse per la questura di Ancona e per i commissariati della provincia - continua -. È inaccettabile per un capoluogo di regione con un porto e un aeroporto, con problematiche sensibili come la penetrazione della criminalità organizzata, il traffico di stupefacenti e, adesso, il fenomeno delle baby gang». 


Per Italo D’Angelo, ex questore di Pesaro ed ex capo della Squadra Mobile dorica e della Criminalpol regionale, la questione è anche di natura politica. «Ancona paga il suo scarso peso e la sua carenza di rappresentanza a livello centrale - sostiene -. Il fatto che la questura di Ancona non possa più essere affidata a un dirigente generale è un fatto gravissimo. Il questore non è della città, ma della provincia. E nella nostra provincia esistono numeri e criticità importanti, con infiltrazioni pericolose e un affaccio diretto all’altra sponda del Mediterraneo. L’idea di Ancona come isola felice non può essere veritiera per chi fa attività di intelligence: pur essendo sede di una Direzione distrettuale antimafia - conclude D’Angelo - si sta trasformando in un luogo di passaggio per dirigenti di polizia che intendono fare carriera e non la vedono più come una destinazione appetibile». 

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