Ancona ha il nuovo questore, è Cesare Capocasa. La missione: più agenti e rispetto per il capoluogo

Venerdì 22 Ottobre 2021 di Stefano Rispoli
Il nuovo questore di Ancona, Cesare Capocasa

ANCONA - Da un Capocasa all’altro, Ancona ha il nuovo questore, terzo avvicendamento in 30 mesi. Nel vorticoso valzer la scelta del ministero è ricaduta su Cesare Capocasa, 60 anni di San Benedetto del Tronto, fratello di Oreste, già a capo della questura dorica dal marzo 2015 all’aprile 2019. Si insedierà a fine mese, dopo il trasferimento di Giancarlo Pallini a Bolzano dovuto ad una promozione: infatti, dopo il declassamento di tre anni fa in terza fascia - motivato da un calo dei reati e delle denunce - la questura di Ancona non può più essere retta da dirigenti generali. 

 
La “retrocessione”, che sulla carta è un attestato di sicurezza, si è trasformata in un boomerang perché ha comportato un taglio al numero di mezzi e agenti a disposizione della città e della provincia, meno presidiate che in passato, almeno dal punto di vista quantitativo. Una questione sollevata nei giorni scorsi dal Corriere Adriatico che si sta battendo affinché la questura non venga più sguarnita di forze e il capoluogo torni ad essere rispettato da Roma, come ha invocato anche il sindaco. «Non siamo Bolzano, meritiamo più attenzione e forze dell’ordine», è il succo dell’intervento di Valeria Mancinelli. La preoccupazione è che i repentini cambi al vertice degli uffici di via Gervasoni porti a una discontinuità nel progetto di sicurezza e finisca per trasformare Ancona in una tappa di passaggio nella carriera dei questori. 


Capocasa, sposato con due figli, laureato in Giurisprudenza all’Università di Macerata, ha guidato le questure di Imperia (maggio 2017-febbraio 2020) e poi di Ferrara, dov’era subentrato a Pallini, questore uscente di Ancona. Capo della Squadra Mobile di Reggio Emilia fino al 1993, ha assunto la direzione del Commissariato di Fermo e poi di San Benedetto. Dal ‘99 è stato capo della Squadra Mobile di Ravenna e dal 2004 al 2007 ha diretto la Polizia Stradale di Torino. Vicario delle questure di Reggio Emilia e dal 2015 di Brescia, nel 2017 è stato promosso a dirigente superiore.

Ora toccherà a Capocasa restituire rispetto al capoluogo marchigiano e risolvere questioni aperte che vanno dalle incursioni delle baby gang agli eccessi della movida, dalla diffusione della droga tra i giovanissimi ai furti, fino al problema degli immigrati clandestini, una delle piaghe contro cui ha combattuto nelle città in cui ha lavorato: ad Imperia e Ferrara le questure hanno sfornato provvedimenti a getto continuo tra rimpatri ed espulsioni. Tra i suoi pallini, l’attività di formazione e sensibilizzazione della cittadinanza e degli studenti. Non a caso, il suo motto è: «Chiamate sempre». 

 

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