Gli punta il coltello alla gola
«Tira fuori i soldi o ti sgozzo»

Mercoledì 10 Ottobre 2018 di Stefano Rispoli
ANCONA - Un bagliore nella notte. Quello di una lama, scintillante sotto la luce di un lampione. Il sibilo di un coltello a fendere il buio, poi una voce minacciosa: «Dammi tutto quello che hai sennò ti scanno». Poche parole sussurrate all’orecchio, un brivido che gela il sangue. Poi la reazione, la colluttazione. I due che cadono a terra e il malvivente che riesce a scappare con un portafoglio e a sparire come un’ombra. Le sirene di due Volanti squarciano il silenzio dell’ennesima notte da paura al Piano.

 

Sono le 22,30 di lunedì. Un uomo è stato appena rapinato, sotto casa, mentre stava per aprire il portone. Non è ferito, ma è seduto sulle scale, in stato choc, mentre i poliziotti lo assistono, lo consolano e cercano di raccogliere quanti più indizi possibile per risalire al misterioso bandito, scomparso nel nulla. Non lo ha visto in faccia, il 55enne anconetano sorpreso alle spalle mentre rientrava nella sua abitazione, a metà di corso Carlo Alberto. Dall’accento non era italiano. Si tratterebbe di un giovane nordafricano, longilineo, determinato quanto basta per puntare un coltello alla gola del malcapitato e derubarlo senza il timore di essere visto da qualcuno. Con un gesto repentino ha bloccato la vittima da dietro, cingendola con un braccio al collo e sotto la minaccia della lama appuntita l’ha convinta a consegnare il portafoglio. Dentro appena una cinquantina di euro. Mentre il rapinatore glielo sfilava dalla tasca, è successo qualcosa. 
Il corpo a corpo
Il 55enne ha opposto una minima resistenza e questo ha rischiato di far degenerare la situazione. I due sono caduti a terra, c’è stata una breve colluttazione dalla quale il malvivente è uscito vincente. Grazie al cielo la vittima sta bene: ma lo spavento è stato enorme, nell’aria risuonavano ancora quelle parole raggelanti, «dammi tutto o ti scanno». Faceva sul serio il pericoloso bandito che poi, preso il malloppo, è scappato di corsa verso la stazione e si è volatilizzato, inghiottito dal buio. A terra, frastornato, è rimasto l’uomo appena saccheggiato: è stato lui a chiamare per primo il 113. «Aiuto, mi hanno rapinato». Due Volanti della questura sono piombate a sirene spiegate in corso Carlo Alberto. I poliziotti indagano per risalire all’autore di un assalto che getta nel terrore i residenti del Piano. Gli inquirenti sperano di ricevere aiuto dalle telecamere della zona, anche se le immagini saranno difficili da decifrare e poi sembra che il fuggitivo indossasse un cappuccio calato sul volto per non farsi riconoscere. 
Torna alta l’allerta criminalità al Piano dopo la terza rapina a mano armata nel giro di due mesi. Non è escluso che dietro la scia di paura ci sia sempre la stessa persona, anche perché le descrizioni dei testimoni, per quanto sommarie, collimano. La sera del 3 agosto scorso un ex postino in pensione, di rientro da una cena a casa di un’amica, era stato intercettato sotto casa, in via Fiorini, da un ragazzo straniero, sui 25 anni, che consultava il cellulare davanti al portone d’ingresso. «Ho dimenticato le chiavi, devo salire al quinto piano», è la scusa che ha usato per farsi aprire. L’aggressione si è consumata in ascensore: il 68enne, immobilizzato alle spalle, si è visto puntare un coltello lungo 30 centimetri alla gola. «Fuori i soldi», si è sentito minacciare. Ha reagito ed è stato sbattuto a terra. Nel duello è riuscito a disarmare il farabutto, ma non ha potuto impedirgli di scappare con il portafoglio: dentro c’erano un centinaio di euro. Rapina-bis nella notte tra il 28 e il 29 agosto, stavolta in via Marconi, con identica modalità. Un netturbino stava andando al lavoro, attorno alle 3, quando è stato seguito e bloccato da uno sconosciuto, mentre passeggiava sotto i portici. Al povero sessantenne è andata anche peggio: prima la lama alla gola, poi una scarica di pugni. Tutto per cinque euro: tanto custodiva nel portafoglio. Anche in questo caso il losco individuo aveva accento straniero, forse era nordafricano. Ma è impossibile dire se ci sia sempre la stessa mano dietro i tre inquietanti episodi. 
La paura 
Di sicuro al Piano non si vive tranquilli, anche alla luce di altre rapine risolte dalla polizia, come quella tentata in piazza Ugo Bassi il 6 settembre scorso da un 59enne marocchino ai danni di una donna a cui ha cercato di strappare con violenza la borsa, ferendola lievemente. Era anconetano doc, invece, il rapinatore seriale di 21 anni, con problemi di tossicodipendenza, che a inizio agosto è stato prima denunciato e poi arrestato per l’abitudine a beffare minorenni fra corso Carlo Alberto e via Torresi: con la scusa di dover fare una chiamata urgente, si faceva prestare il cellulare e poi scappava di corsa. Quattro i colpi riusciti, ma al quinto blitz è finito dritto in carcere.  Ultimo aggiornamento: 19:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA