Lucio e i suoi amici: i ragazzini di 15 anni che mandano già in orbita il loro satellite

Domenica 15 Maggio 2022 di Michele Rocchetti
Lucio e i suoi amici: i ragazzini di 15 anni che mandano già in orbita il loro satellite

ANCONA - Un satellite grande quanto una lattina, alimentato da luci al trizio e capace, una volta lanciato nell’atmosfera, di rilevare una serie di dati. A realizzarlo, insieme ad altri cinque ragazzi, è stato uno studente quindicenne di Ancona, Lucio Rossi, e il progetto è arrivato secondo all’edizione 2022 del concorso CanSat Italia, ottenendo però il primo posto nella categoria “Tecnhical Achievement”.

 

Il CanSat Italia di Molinella è una competizione nazionale destinata agli studenti delle scuole superiori, i quali si devono riunire in team per costruire dei piccoli satelliti che rientrino nelle dimensioni di una lattina da 33cl e pesino al massimo 350gr. I CanSat (da Can=lattina e Sat=satellite) devono inoltre contenere al loro interno una serie di sensori e componenti elettronici assemblati e programmati dai ragazzi al fine di misurare pressione, temperatura, umidità e altitudine, dati che poi vanno trasmessi via radio a un computer posto a terra dopo che il tutto è stato caricato su un razzo e lanciato a quasi mille metri di altezza. 

Missione primaria

Questa è la Missione Primaria uguale per tutti. La Missione Secondaria prevede invece che ogni squadra inventi qualche soluzione tecnica aggiuntiva. E qui è dove il team di Lucio, il più giovane per età media ad aver mai partecipato e l’unico a non avere dietro una scuola, ma ad esser addirittura composto da studenti di regioni diverse, ha fatto la differenza.
«Abbiamo immaginato che la nostra fosse una sonda interplanetaria in viaggio nello spazio profondo – spiega lo studente del Volterra Elia -. Lì non è possibile utilizzare la luce del sole per alimentare i pannelli che ricaricano le batterie. Ci vuole qualche fonte luminosa alternativa. Perciò abbiamo pensato al trizio. Un materiale radioattivo che decade nel giro di 30 anni». Il trizio è infatti alla base dei tubi autoluminescenti un tempo comunemente usati nella pesca e la luce emessa può alimentare i pannelli solari per lungo tempo. «In realtà – specifica Lucio – nel satellite che abbiamo spedito a 917 metri di altezza con uno dei razzi messi a disposizione dall’Associazione Italiana di Razzimodellismo non c’erano luci al trizio, ma luci chimiche, che producono la stessa energia pur durando di meno. Questo perché se il congegno fosse andato perduto in ricaduta, le barre di trizio, rompendosi, avrebbero potuto provocare danni ambientali». La giuria ha comunque ritenuto valida l’idea e ciò, insieme al fatto che tutto ha funzionato alla perfezione, ha permesso al team del ragazzo anconetano di vincere il primo premio per la parte tecnica. In ogni caso dopo circa un’ora di ricerche e tre chilometri sotto la pioggia battente il satellite è stato ritrovato.

 

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