Picchettata in testa al collega al cantiere navale: il 40enne a giudizio immediato per tentato omicidio

Mercoledì 26 Gennaio 2022 di Federica Serfilippi
Picchettata in testa al collega al cantiere navale: il 40enne a giudizio immediato per tentato omicidio

ANCONA - A giudizio senza passare dall’udienza preliminare. Verrà processato il 17 febbraio l’operaio bengalese di 40 anni (H.S. le sue iniziali) accusato di aver aggredito un suo connazionale con una picchetta, all’interno della Fincantieri. Era il pomeriggio del 3 giugno del 2021 e la vittima, 24 anni, era stata portata d’urgenza all’ospedale di Torrette. Il giovane, anche lui operaio, è riuscito a sopravvivere. L’imputato, arrestato dalla Squadra Mobile e tuttora recluso in carcere, dovrà difendersi dall’accusa di tentato omicidio. La procura ha ottenuto il giudizio immediato. La difesa, rappresentata dall’avvocato Simone Matraxia, ha già chiesto al gup Francesca De Palma di poter procedere con il rito abbreviato

 

L’episodio

I due bengalesi lavoravano entrambi per la stessa ditta, esterna alla Fincantieri: l’imputato avrebbe avuto il compito di coordinare un gruppetto di operai impegnati a lavorare sulle navi in costruzione. Il 24enne era inquadrato come saldatore. A scatenare l’aggressione sarebbe stato un litigio nato per motivi di lavoro: il 40enne avrebbe chiesto al saldatore di fermarsi più a lungo al cantiere per portare a termine una consegna. Stando a quanto emerso, la vittima avrebbe rifiutato. 

Il colpo

Di lì, l’aggressione con la picchetta, la cui punta aveva raggiunto la testa del 24enne, lasciandolo cadere esanime a terra in una pozza di sangue. Il fatto, come ripetuto dal procuratore generale facente funzioni nel corso della cerimonia dell’anno giudiziario, è da inserire «in un contesto di sfruttamento lavorativo». Non sono comunque contestati episodi di caporalato. A seguito del colpo il saldatore aveva riportato un trauma commotivo e una frattura cranica. Era stato lo stesso 40enne, un paio di giorni dopo l’accaduto al cantiere, a presentarsi spontaneamente in questura per fornire una versione auto-accusatoria: «Abbiamo litigato e l’ho colpito» aveva detto agli agenti coordinati dal vice questore Carlo Pinto. 

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