Processo per la strage nella discoteca-trappola: «Quei ragazzi sono morti perché qualcuno doveva fare soldi»

Processo per la strage nella discoteca-trappola: «Morti perchè qualcuno doveva fare soldi»
Processo per la strage nella discoteca-trappola: «Morti perchè qualcuno doveva fare soldi»
di Federica Serfilippi
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Venerdì 11 Febbraio 2022, 06:10 - Ultimo aggiornamento: 13:58

CORINALDO -«Una situazione di assoluta inidoneità del locale sotto tutti i punti di vista: dall’aspetto della sicurezza, fino all’organizzazione per lo specifico evento dell’8 dicembre 2018. C’è stata una responsabilità concorrente dei proprietari e dei gestori. Quei ragazzi sono morti perché qualcuno doveva fare soldi». È su questa scia che si sono delineate le discussioni che ieri hanno animato l’udienza dell’inchiesta bis della strage alla Lanterna Azzurra, all’interno del filone di chi ha chiesto di procedere con i riti abbreviati.

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I legali

Ieri è stata la volta delle parti civili, degli avvocati delle sei vittime (gli adolescenti Mattia Orlandi, Daniele Pongetti, Benedetta Vitali, Emma Fabini, Asia Nasoni e la 39enne Eleonora Girolimini) che persero la vita nella calca infernale concausata, stando alla procura, dalle irregolarità strutturali e di sicurezza del locale e dallo spray al peperoncino propagato dai rapinatori della Bassa Modenese per agevolare scippi e rapine. In parte, i legali hanno ribadito la tesi della procura, chiedendo però al gup Francesca De Palma di alzare il tiro. Hanno infatti chiesto la condanna di tutti gli imputati per cui si procede in questa tranche. «Impossibile scindere le posizioni» hanno detto gli avvocati. Nella scorsa udienza, la procura aveva chiesto cinque condanne e due assoluzioni. La pena più alta era stata chiesta per Marco Cecchini, dj del locale di Corinaldo e giudicato dalla procura co-gestore di fatto dell’evento dell’8 dicembre del 2018, tutto incentrato sulla presenza (ma non è mai arrivato) del trapper Sfera Ebbasta. Il dj rischia sei anni di reclusione. Quattro anni e otto mesi sono stati chiesti per Carlantonio Capone, socio della Magic srl (società che gestiva la discoteca) e Gianni Ermellini, responsabile di fatto della sicurezza per la serata diventata tragedia, con la morte di sei persone e il ferimento di altre duecento. Tre anni ciascuno chiesti per Alberto e Marco Micci, due dei quattro proprietari dell’immobile, giudicati dalla procura «totalmente inidoneo sia dal punto di vista strutturale, che da quello giuridico, all’uso a cui era destinato». Chieste anche due assoluzioni per altrettanti co-proprietari dell’edificio di via Madonna del Piano: Mara Paialunga e Letizia Micci. Si procede per disastro colposo, omicidio colposo e lesioni colpose. Cecchini è anche accusato di falso. «Come si fa a non riconoscere la colpevolezza di chi doveva garantire la sicurezza di quel luogo?» ha insistito l’avvocato Federica Ferro, che tutela la famiglia di Eleonora Girolimini. «È ora che vengano assicurati alla giustizia i responsabili della tragedia». 

Lo sfogo

Tra le parti civili, in udienza era presente Fazio Fabini, il papà di Emma, una delle giovani vittime, morta a 14 anni: «Sembra che noi famigliari vogliamo quantificare il dolore, ma non è così – ha detto al termine dell’udienza, rinviata dal giudice al 2 marzo, quando verranno ascoltate le difese -. Non mi importa tanto della pena detentiva, degli anni di carcere, ma che i responsabili pensino continuamente, ogni giorno e in ogni momento a quello che è successo quella notte». Altri nove indagati (tra cui i Componenti della Commissione di Vigilanza) stanno procedendo in maniera “ordinaria”: in caso di rinvio a giudizio sarà dibattimento. In corso anche il processo d’appello per i sei rapinatori dello spray.

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