Pugni all'armatore per un vecchio debito, skipper condannato a otto mesi

Giovedì 31 Marzo 2022 di Federica Serfilippi
Pugni all'armatore per un vecchio debito, skipper condannato a otto mesi

ANCONA - Pretendendo il pagamento di soldi mai arrivati, avrebbe percosso un armatore sferrandogli alcuni cazzotti e minacciandolo: «Quando ti incontro, ti ammazzo». È il quadro accusatorio delineato dalla procura nei confronti di uno skipper anconetano di 46 anni, finito a giudizio per lesioni personali, minacce ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

 

L’uomo, difeso dall’avvocato Fulvia Bravi, è stato condannato ieri mattina a scontare otto mesi di reclusione, pena sospesa.

l risarcimento

Dovrà risarcire l’armatore, 52enne presidente di un’associazione velica, con 3mila euro. La vittima era parte civile con l’avvocato Corrado Canafoglia. I fatti si sono svolti principalmente a Marina Dorica, nel corso del 2018. Tutto sarebbe avvenuto dopo l’incrinatura dei rapporti tra l’imputato e il 52enne. Si conoscevano sia per motivi di lavoro, che per essere componenti (il 46enne è ormai ex) della stessa associazione velica. Stando alla versione accusatoria, il 52enne sarebbe stato preso di mira perché l’anconetano chiedeva di essere pagato per una commissione eseguita nel 2017. «Ha cominciato a perseguitarmi con telefonate e messaggi perché pretendeva altro denaro da me» aveva raccontato in aula la parte civile, soffermandosi poi sulle percosse subite nel febbraio del 2018 al porticciolo turistico. Mentre stava trasportando a mano del materiale, il 52enne sarebbe stato aggredito alle spalle: «Mi ha raggiunto al volto, da dietro, colpendomi con dei pugni».
La vittima era caduta a terra e l’aggressore, stando all’accusa, era scappato. «Mi ha minacciato, dicendo che tutte le volte che mi avrebbe incontrato mi avrebbe riempito la faccia di schiaffi e pugni» aveva raccontato in sede di denuncia il 52enne, producendo il certificato medico con cui era stato dimesso dall’ospedale con 7 giorni di prognosi per un trauma contusivo all’occhio. Altre minacce sarebbero arrivate nei mesi successivi.
La difesa ha sempre respinto ogni contestazione: «Se la versione della parte offesa fosse stata attendibile e se quei pugni fossero andati a buon fine, la prognosi sarebbe stata maggiore» ha detto il legale in udienza, facendo riferimento alla stazza dell’imputato. Inoltre: «Perché il mio assistito avrebbe fatto una cosa del genere in un punto pieno di telecamere?», facendo riferimento al racconto poco attendibile della vittima. 

 

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